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martedì 4 aprile 2017

"Il boulevard delle ossa" di Léo Malet

Buongiorno amici, 
oggi vi consiglio un bel giallo, si tratta di "Il boulevard delle ossa" di Léo Malet che ho avuto l'opportunità di leggere grazie a Thriller Nord



Trama.

È primavera, e all’agenzia d’investigazione Fiat Lux è un gran giorno: Nestor Burma e la sua assistente Hélène hanno appena vinto due milioni alla lotteria. Bisogna festeggiare, pipa in bocca e bicchiere in mano. Ma non si può mai stare tranquilli. Suona il campanello e i festeggiamenti vengono interrotti da un uomo trafelato: è Goldy, un mercante di diamanti ebreo, e ha bisogno del loro aiuto. Le informazioni che fornisce sul caso sono piuttosto fumose, ma a quanto pare ci sono di mezzo la malavita cinese e un giro di prostituzione russa d’alto bordo. Abbastanza per incuriosire Burma, che si mette subito all’opera. Questa volta l’indagine si svolgerà su strade del tutto nuove: da un bordello di Shanghai, a una Casa d’aste di rue Drouot, fino al tesoro della Corona imperiale russa, mentre si apriranno scenari sempre più inquietanti e spunteranno elementi sempre più strani, come uno scheletro con una gamba sola che sembra appartenere a un generale scomparso nel 1939 e un cadavere che forse non è tale fino in fondo.

Recensione.

Leggere le avventure di Nestor Burma è sempre un immenso piacere perché, pagina dopo pagina, ci si trova immersi in una magnifica Parigi d’altri tempi e in un’atmosfera che non è mai troppo tetra o angosciante, pur trattandosi di un giallo. 
Anche in questo episodio, ritroviamo il pungente sense of humor dell’investigatore, stavolta affiancato da un’aiutante, Hélène, che si rivela essere una spalla di tutto rispetto. 
La trama de “Il boulevard delle ossa” è davvero particolare e ricca di curiosi elementi che riescono a coinvolgere fin da subito il lettore. Seguiamo Burma nelle sue indagini in giro per il IX arrondissement e, insieme a lui, cerchiamo di risolvere un mistero che però, a sorpresa, ne nasconde un altro. 
L’elemento vincente di questo libro è il ritmo serrato della narrazione: non ci sono tempi morti perché l’investigatore ci fornisce di continuo degli spunti di riflessione utili al fine della risoluzione del caso. Gli avvenimenti si susseguono, i dubbi aumentano, il desiderio di avere un quadro completo della vicenda si fa sempre più forte. 
Il racconto è perfetto nella sua brevità, anche grazie allo stile asciutto e alla scrittura chiara di Léo Malet, che ha inoltre il merito di aver creato personaggi dal forte appeal.
Una lettura imperdibile per chi ha già avuto modo di conoscere Nestor Burma, per gli amanti del genere, e per tutti quelli che sono alla ricerca di un titolo appassionante.


lunedì 28 novembre 2016

"Nebbia sul ponte di Tolbiac" di Léo Malet

Buongiorno lettori,
perdonate la latitanza di questo periodo, ma lo studio non mi lascia molto tempo libero.
Da questa settimana però ritorno alla carica con nuove letture, e tenetevi pronti per un dicembre ricco di tante chiacchiere "librose"!
Ma veniamo al libro di cui vi parlo oggi, "Nebbia sul ponte di Tolbiac"  di Léo Malet (Fazi editore). Se siete lettori di Thriller Nord magari avete letto la tappa del blogtour curata da me che riguardava l'ambientazione, ma se l'avete persa, la trovate qui. 




Trama.

Quando Nestor Burma riceve una misteriosa richiesta d’aiuto dall’ospedale della Salpêtrière, si precipita sul posto a dare un’occhiata.
Ma è troppo tardi: Abel Benoit, un vecchio anarchico, è morto prima di poter parlare con lui. 
Cosa aveva da dirgli? 
E perché il mondo dell’anarchismo parigino, con il quale Burma è stato intimamente coinvolto, non è più quello di una volta? 
Che fine hanno fatto i suoi vecchi amici? 
Forse qualche indizio può fornirlo Bélita Moralés, seducente gitana che a sua volta nasconde tanti segreti e ha alle spalle una vicenda familiare dai risvolti inaspettati. 
O forse la pista giusta è legata a un altro caso: la scomparsa, avvenuta nel 1936 nei dintorni del ponte di Tolbiac, di una grossa somma di denaro. 
È un’inchiesta dura e dolorosa, quella che attende Nestor Burma. 
Ed è ambientata nel XIII arrondissement, il quartiere dove ha trascorso la sua adolescenza misera ma ricca d’ideali: un luogo pieno di ricordi, dove il passato spunta fuori all’angolo di ogni strada. 
Un’indagine durante la quale si imbatterà nell’amore e nella morte e dalla quale uscirà scosso come non mai.
Nebbia sul ponte di Tolbiac è unanimemente considerato il capolavoro di Léo Malet, e le sue sono pagine fra le più felici del noir europeo.

Perché leggerlo?

È merito della mia professoressa del ginnasio se mi sono appassionata al noir francese iniziando a leggere i romanzi di Simenon. Da quel momento ho capito che un giallo, per piacermi, deve essere abbastanza breve, non si deve dilungare in descrizioni che allontanano il lettore dal focus della narrazione e deve avere come protagonista un personaggio dal carattere forte, che ha molto da raccontare.
Ho ritrovato tutte queste caratteristiche in “Nebbia sul ponte di Tolbiac” e non mi stupisce affatto che Léo Malet sia considerato, insieme a Simenon, uno dei maggiori esponenti del romanzo poliziesco in lingua francese.
Per parlarvi del suo racconto devo darvi qualche informazione sull’autore, perché ha messo molto di sé nel protagonista, l’investigatore privato Nestor Burma.
Il giovane Malet infatti venne introdotto dal pacifista André Colomer negli ambienti anarchici di Parigi, ossia quelli che fanno da sfondo alle vicende narrate nel libro. 
Nel corso degli anni si allontanò dal movimento, e questa sua esperienza ricalca esattamente quella di Nestor Burma, costretto a fare un tuffo nel passato a causa della morte di un suo vecchio “compagno”.
La trama, all’apparenza semplice, nasconde invece degli intrecci interessanti e riesce a coinvolgere il lettore.
Ma al di là dell’indagine, io ho amato soprattutto i personaggi del libro. In primis Burma perché è un investigatore acuto, intelligente e dotato di una grande ironia. Pare un uomo duro, tutto d’un pezzo, e invece nasconde un lato profondamente umano che si rivela al lettore quando lui corre in soccorso di Bélita Moralés, la gitana amica di Abel Benoit, la vittima.
Anche Bélita è una figura particolare perché si presenta come una donna fiera e coraggiosa, celando il suo animo fragile e un passato davvero doloroso.
Infine, considero il XIII arrondissement un altro “protagonista” di questa storia perché, oltre al fatto che il Ponte di Tolbiac da il titolo al libro, l’ambientazione è fondamentale per il lettore stesso, il quale, pagina dopo pagina, si ritrova a vagare insieme a Nestor Burma per le strade di Parigi, tra il freddo e la nebbia.
Consiglio “Nebbia sul ponte di Tolbiac” a tutti coloro che amano i gialli classici, i noir, e le storie avvincenti ma dai ritmi più rilassati rispetto a quelli a cui i thriller di oggi ci hanno abituato.


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