mercoledì 13 dicembre 2017

La bellezza della scrittura: "La sinistra e altre parole strane" di Michele Serra

Buongiorno cari lettori!
Il mio post di oggi, più che una recensione, vuole essere una semplice (personale) riflessione sulle poche ma intense pagine di "La sinistra e altre parole strane" di Michele Serra, edito Feltrinelli.



"Contrariamente ai diffusi (sempre più diffusi) pregiudizi sul lavoro intellettuale, scrivere è faticoso, e molto artificiale – nel senso che non una sola parola è “naturale”, e tutte sono il frutto di una scelta. La presenza del lettore e del suo imminente vaglio è costante. Ci si sente osservati."

Descrizione.

Per venticinque anni, tutti i santi giorni, Michele Serra ha scritto i suoi brevi pezzi acuti, nel tentativo di capire la realtà e le sue – spesso assurde – manifestazioni quotidiane, dando loro forma e ordine. Sono ottomila corsivi, un numero che a proporselo dall’inizio sarebbe sembrato folle, irraggiungibile. A guardarli oggi, invece, uno dietro l’altro, questi brani sintetizzano, con l’efficacia e l’innocenza che solo una macchina del tempo permetterebbe, venticinque anni di storia italiana, con le sue contraddizioni e le sue costanti, i suoi protagonisti, ma anche i figuranti, le seconde, le terze, le trentesime file – un esercito di terracotta che stordisce. Nel ripercorrere questo immenso esercito, Serra ricostruisce, prima con apprensione poi via via prendendoci gusto, una sorta di "esegesi" dei suoi corsivi, rintracciando a volte pensieri ricorrenti, provando altre volte sollievo nel riconoscersi o un comico straniamento nel non ricordare, riflettendo infine sulle parole in assoluto più frequenti ("politica" e "sinistra"), sui protagonisti della politica così come sui nomi oggi dimenticati. È un’indagine che meglio di un lungo saggio ci consegna non solo una mappa di un quarto di secolo della nostra storia, ma soprattutto una chiave per interpretarla: "Mi direte che non è una trattazione molto articolata. Lo so. Sono i vantaggi di essere un corsivista".

Perché leggerlo?

Premetto che da anni ormai, le rare volte che sfoglio un giornale cartaceo (ahimè), la lettura de "L'amaca" è sacrosanta. E dove non arriva il cartaceo, ci pensa il web, per cui in un modo o nell'altro ciò che scrive Michele Serra io lo leggo sempre.
Mi piace per tanti motivi: per il suo stile conciso, per le sue idee (anche quando insensate come dice lui in questa postilla), per il suo modo di comunicare. Dico con estrema sincerità che mi piacerebbe avere anche solo un decimo del suo talento. Forse così, sul blog come nel lavoro, non avrei l'ansia costante di scrivere qualcosa che i lettori potrebbero trovare "sbagliato". 
Da ex studentessa di scienze politiche (come sia giunta ad occuparmi di web marketing è difficile da comprendere, lo so!) ho poi sempre avuto un debole per la politica, anche se ora, complice la mancanza di una vera ideologia in cui riconoscermi, il mio interesse è scemato e sconfina nell'amarezza.
Le amache di Serra però ai miei occhi non perdono mai fascino e, considerando il fatto che ne custodisco gelosamente alcune, rigorosamente ritagliate da mia madre, ancora più appassionata di politica di me, leggere "La sinistra e altre parole strane" era per me una sorta di dovere morale.
Cosa dire a proposito? Ovviamente sono 90 pagine sfruttate a meraviglia! Una raccolta di battute (intese come click sui tasti del pc) che oltre a parlare del text mining delle amache di tutti questi anni, raccontano anche tanto di Serra scrittore.
Noi lettori in questo modo scopriamo i retroscena riguardanti i corsivi che ci fanno compagnia da così tanto tempo, i personaggi a cui l'autore si ispira e, infine, riusciamo a capire cosa significhi per lui scrivere.

No che non è scontato, riconoscersi, perché il tempo ci cambia, la vita ci cambia, e le nostre parole, di conseguenza, cambiano insieme a noi. Ma evidentemente, nella baraonda di persone, di avvenimenti, di polemiche, di sentimenti in mezzo ai quali ho vissuto senza darmi il tempo di respirare, sono riuscito ad aggrapparmi a una manciata di pensieri, neppure di idee, di pensieri, che mi hanno impedito di perdermi del tutto. Una specie di corrimano che mi ha aiutato a non cadere per le scale anche quando le sirene antincendio urlavano, e tutto intorno era fumo e urla.

E anche in queste pagine ritroviamo l'ironia che contraddistingue Michele Serra, ma avvertiamo anche le emozioni che lo guidano nella scrittura. Parla di avvenimenti politici del passato, di attualità, di mucche...ed è sempre un piacere leggerlo, riga dopo riga.

Quindi avrete capito cosa mi regalerò per Natale, no? "Il grande libro delle Amache", con le sue bellissime 820 pagine, sarà mio!

giovedì 23 novembre 2017

Recensione - "La ragazza del mare" di Sara Zarr

Buongiorno lettori,
stamattina voglio parlarvi di un romanzo che arriva proprio oggi in libreria grazie a Leggereditore, "La ragazza del mare" di Sara Zarr.


"Se mai incontrassi la ragazza del mare, ecco cosa le direi: dimenticare non è sufficiente."

Trama.

Dopo che il padre l’ha sorpresa sul sedile posteriore di una macchina insieme a Tommy Webber, la vita della giovane Deanna è diventata un incubo. A distanza di due anni suo padre, che non riesce a perdonarle quell’errore, a stento riesce a guardarla in faccia. Anche se Tommy è l’unico ragazzo con cui sia mai stata, l’intera scuola la etichetta come una “ragazza facile”. Non potendo contare sull’aiuto della sua famiglia, Deanna cerca di trovare conforto in Tommy, ma lui, proprio come tutti gli altri, non fa che deriderla e tormentarla. In più, le sue due migliori amiche hanno cominciato a uscire con alcuni ragazzi, e lei si sente una specie di intrusa tra loro. Cerca allora di mantenere saldo almeno il rapporto con Darren, il fratello maggiore, ma ora che lui e la sua fidanzata sono assorbiti dai loro problemi di genitori adolescenti, deve imparare a difendersi da sola. Lo fa diventando ogni giorno più dura e insensibile, per quanto l’isolamento in cui si ritrova la faccia soffrire terribilmente. Il suo unico sollievo è un giornale su cui descrive la vita di una ragazza anonima… la sua stessa vita. Un romanzo emozionante sul difficile tema del bullismo e su come sia complicato perdonare se non si è disposti a fidarsi ciecamente l’uno dell’altro.

Perché leggerlo?

Questo libro ha rappresentato per me una boccata d'aria fresca: non si tratta di una storia d'amore, non racconta eventi tragici, non ti spezza il cuore. Ben venga una lettura del genere! Il racconto scritto da Sara Zarr è d'impatto, coinvolgente e particolare.
Vedrete quanto vi farà arrabbiare il trattamento che i concittadini riservano a Deanna. E perché poi? Solo perché la protagonista, in un periodo non proprio felice della sua vita, ha commesso uno sbaglio, se così vogliamo chiamarlo.
Pensandoci, quello che l'autrice narra è l'incubo che molti ragazzi vivono ogni giorno: atti di bullismo, insulti, sguardi di disapprovazione da chi invece dovrebbe mostrarsi più comprensivo. I motivi di tali atteggiamenti sono i più banali, ma si sa, chi è meschino non ha bisogno di grandi giustificazioni per esserlo.
Ciò che più ho apprezzato è la forza di Deanna, che non si limita ad incassare le offese, ma cerca di cambiare la situazione che vive. Si rimbocca le maniche, sbaglia, ma non si dà mai per vinta. Conquista con fatica la sua "seconda possibilità" e diventa un esempio da seguire.
C'è da dire poi che ho trovato la storia così bella anche perché gli altri personaggi sono ben delineati e perfetti per il loro ruolo. Gli amici del cuore di Deanna, Jason e Lee, il fratello Darren con la compagna Stacy e la loro piccola April, i genitori che non sono proprio dei tipi facilmente gestibili, il dolce Michael e persino Tommy: sono tutti indispensabili.
Avrete quindi capito che vi consiglio la lettura di "La ragazza del mare" perché è un romanzo che si legge in un soffio, che suscita emozioni e che ha una morale. Quale? Sta a voi trovare la risposta!


E a proposito dell'odio che le persone riversano su chi è indifeso, debole o in difficoltà...ascoltate qui!



martedì 14 novembre 2017

Recensione - "Il Viandante" (Traveling Series #1) di Jane Harvey-Berrick


Buongiorno cari lettori,
oggi ospito con piacere la tappa del review party dedicato a "Il Viandante"  di Jane Harvey-Berrick.
Se la cover meravigliosa 
non è bastata a fare breccia nel vostro cuore, ora vi rivelo altri motivi per cui non potete perdere questa bella storia d'amore!




Trama.
Era uno normale, carino a prima vista. In realtà era straordinario, anche se non sempre gentile, e bellissimo. 
“Bello” era una parola troppo riduttiva per la sua pelle liscia e dorata; per il viso, descritto dagli zigomi decisi, e il mento volitivo. 
Aveva gli occhi del colore del mare prima di una tempesta, l’espressione dubbiosa e vulnerabile, 
labbra morbide e carnose, dello stesso colore della rosa rossa in sboccio; il suo corpo statuario, scolpito, pericoloso.
Poteva respirare fuoco, mangiare fiamme, e la parola “amore” bruciava insieme a quelle sulle sue labbra.
Ero già coinvolta da lui da prima che mi rendessi conto dell’inizio della nostra storia.
È stato divertente il modo in cui sono andate le cose.

Aimee ha dieci anni quando la sua strada incrocia quella di Kes, abile ragazzino circense, e scopre così la magia del circo. Lui è tutto ciò che lei non sarà mai: libero, felice e senza paura. Sono sufficienti due settimane all’anno per unire i due giovani, e la loro amicizia si trasforma pian piano in qualcosa di più profondo, intrinseco, ma anche molto pericoloso. Aimee infatti sa che Kes non potrà mai fermarsi in un solo luogo e che il suo cuore è destinato a seguirlo in capo al mondo pur di stare con lui.
Il sentimento dei ragazzi spaventa entrambe le famiglie, perché motore di comportamenti impulsivi e illogici. Ma Aimee non vuole rinunciare all’amore per Kes, e lui sa che nessuna lo conosce quanto lei. Lottare, però, non è facile quando a volersi unire sono due mondi tanto distanti tra loro e per Aimee e Kes la vita sembra diventare impossibile nell’attesa dell’altro.

Perché leggerlo?

"December is coming"...
Spero che i fan di Game of Thrones possano perdonarmi per aver leggermente modificato il celebre motto degli Stark, ma chi legge "Il Viandante" non può far altro che ripetersi questo mantra  in attesa di avere tra le mani il seguito.
Eh sì, perché ve lo dico fin da ora, il finale fa esclamare "Noooo, ma io devo sapere come andrà a finire!". Quindi armatevi di pazienza e dedicatevi alla lettura del primo capitolo della storia di 
Aimee e Kes perché è davvero splendida.
Pagina dopo pagina vediamo il loro legame evolversi, dall'iniziale amicizia fino a diventare amore. Ma il rapporto tra i due non avrà vita facile e dovrà tenere botta tra mille ostacoli. Volutamente non specifico che tipi di difficoltà dovranno affrontare 
Aimee e Kes, ma vi basti sapere che il loro amore sarà decisamente turbolento.A rendere speciale il racconto di Jane Harvey-Berrick, però, non è solo la relazione che lega i due protagonisti, ma soprattutto l'ambientazione circense. "Il Viandante" infatti ci permette di tornare bambini, avvolgendoci in un'atmosfera magica! Ahhh, che bellezza!
E a farci vivere queste sensazioni, contribuisce anche la minuziosa cura riservata alla grafica del libro, dentro e fuori. Un vero spettacolo!
Il primo capitolo della Traveling Series è quindi un gioiellino tutto da scoprire e che promette di accontentare anche le più accanite lettrici di romance.
Romanticismo e sensualità non mancano di certo, anche grazie al fatto che il protagonista maschile è un tipino decisamente niente male dal carattere un po' complesso. Difficilmente non ne resterete affascinate!
Quindi, correte a leggere "Il Viandante" e poi tornate qui per dar vita ad un gruppo di ascolto per sostenerci a vicenda in attesa che arrivi dicembre...

Se volete conoscere più pareri sul libro, vi invito a recuperare le precedenti tappe e a leggere le ultime due recensioni che andranno online domani e giovedì sui blog "Libro fatato" e "Romance and Fantasy for Cosmopolitan Girls".




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