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mercoledì 27 febbraio 2019

Recensione - "L'assaggiatrice di tè" di Giulia Dal Mas - Review Party


Cari lettori oggi sul blog parliamo del terzo volume della serie La casa degli amori ritrovati di Giulia Dal MasL'assaggiatrice di tè.
Avevo già usato parole entusiaste per il libro precedente, "La cucitrice di sogni" e per la bravura dell'autrice che si è riconfermata all'altezza delle mie aspettative di accanita lettrice di narrativa.


Trama

Tra preziosi tè giapponesi e il ricordo di un antico amore, lo svelarsi di un segreto nascosto nel cuore di Siena

Vanessa vive a Siena dove è arrivata dal Giappone: là sua nonna Magiku le ha insegnato l’arte del tè quando era ancora una bambina. Nella città toscana ha aperto una raffinata sala da tè, dove accoglie i clienti con sorprendenti miscele personalizzate.

Magiku e Vanessa. Nonna e nipote. Geisha e assaggiatrice di tè. Un legame profondo per la ragazza, anche ora che la nonna non c’è più, velato dal mistero della vecchia lettera che ha trovato tra le sue cose: un addio, intriso di sentimenti e spedito da lontano.

Un giorno Vanessa incontra Giorgio, il proprietario del vecchio edificio, nella contrada della Civetta, che la sua amica Celeste intende trasformare in una scuola di danza. L’intesa è immediata e il desiderio di conoscersi li porta a trascorrere sempre più tempo insieme: accompagnata dal fervore del Palio e dalla passione generata dagli eventi che lo scandiscono, l’attrazione tra i due si rafforza finché, durante una breve vacanza in un casale sulle colline, si scoprono involontari protagonisti di una storia iniziata molti anni prima. È una vicenda lontana, che ha segnato il loro passato e minaccia di sconvolgere irrimediabilmente anche il loro futuro.

Riuscirà Vanessa a trovare le risposte che cerca su Magiku e su quel misterioso e profondo amore di cui non le ha mai parlato? La sua storia con Giorgio riuscirà a sopravvivere ai colpi che le riserverà il destino?

Perché leggerlo?

Chi mi segue sin dall'inizio di questa avventura nella blogosfera saprà che anni fa ho intrapreso un percorso di studi che mi ha portata a studiare e approfondire la conoscenza dei paesi dell'Africa e dell'Asia. Una scelta dettata da una forte passione per entrambi i continenti e perché ero estremamente affascinata da tradizioni e culture completamente diverse dalla nostra. Ecco quindi che ho avuto l'opportunità di entrare in contatto con le atmosfere del fascinoso Giappone ed è forse per questo che "L'assaggiatrice di tè" mi ha appassionato moltissimo. È stato magico leggere della cerimonia del tè, un po' meno delle regole imposte alle Geishe, perché troppo lontane dal mio modo di pensare libero e indipendente. 
Giulia Dal Mas ha comunque saputo raccontare quel mondo con vera maestria. Durante la lettura le sue parole scivolano via e si arriva in un batter d'occhio alla fine del romanzo. Ormai i suoi libri sono una garanzia per trascorrere dei piacevoli pomeriggi di relax! 
Ma veniamo alla trama che si snoda tra passato e presente, tra Siena e il Giappone, rendendo la storia ancora più coinvolgente. Ci si ritrova a seguire con interesse le vicende di Vanessa e Giorgio e a farsi trascinare dal mistero che vela la storia d'amore di Magiku, la nonna di Vanessa, e di un affascinante sconosciuto.
Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere "L'assaggiatrice di tè" userei il termine adorabile, perché è delizioso e parla di amore in maniera molto delicata, cosa abbastanza rara di questi tempi.
Dopo tutte queste belle parole, sapete già quale è il mio consiglio: leggetelo il prima possibile, dai sù! 


martedì 5 febbraio 2019

Recensione - "Piove deserto" di Ciro Auriemma e Renato Troffa - Review Party


Trama

Davide, operaio in una fabbrica di fronte a Carloforte, è morto. È stato un incidente, una disgrazia. O forse è stato ucciso, perché aveva visto o saputo qualcosa che non doveva, magari proprio sullo stabilimento che da tempo rischia la chiusura. Anzi, è ancora vivo, si è nascosto a Cagliari con una donna… Molte voci e menzogne corrono, si inseguono attorno alla sua presunta morte bianca; presunta perché manca un corpo da piangere: Davide è letteralmente sparito. All’ombra di ciminiere che svettano come cattedrali di metallo e cemento, Leo Mari, ex poliziotto ed ex alcolista, una figlia sorda che vede troppo poco e che a malapena riesce a mantenere, torna sull’isola dove è nato e dalla quale è fuggito molti anni prima. Lo fa per affetto, perché Davide è stato il suo migliore amico, ma anche come investigatore per conto dell’assicurazione che dovrebbe saldare il prezzo della sua scomparsa. È un incarico come tanti, si dice, ma diventerà una corsa contro il tempo, alla ricerca di segreti che potrebbero non piacergli e che lo trasformeranno nel bersaglio di chi si sente minacciato dalla verità. Intense passioni civili e private si mescolano in questo potente noir: un’indagine coraggiosa sul dolore di una terra che sa essere paradiso e inferno insieme, e sulla ferocia di un tempo in cui perdere il lavoro può rappresentare una disgrazia peggiore che perdere la vita.

Perché leggerlo?

Carloforte è protagonista indiscussa di questo romanzo, un noir che mi ha convinta sia dal punto di vista della trama che da quello del ritmo narrativo. Se tra voi c'è qualcuno che non conosce Carloforte, vi invito a "googlare" il suo nome o cercare sui social le immagini di questa meravigliosa isoletta sarda, un piccolo angolo di paradiso al largo del Sulcis-Iglesiente.  Sono sicura che vi innamorerete all'istante.
Proprio il Sulcis però, soprattutto in questi ultimi anni, è gravemente colpito dalla crisi delle aziende presenti sul territorio, e il malcontento degli operai è sempre più forte. È in questo contesto che si inserisce la storia narrata da Ciro Auriemma e Renato Troffa e a loro va riconosciuto il merito di porre l'accento su un tema che viene spesso dimenticato dai mass media nazionali.
Per quanto riguarda l'intreccio narrativo, Leo Mari, tornato sull'isola per indagare sul caso che vede coinvolto il suo amico Davide, dovrà districarsi tra mille segreti, alla ricerca di una verità sulla quale è molto pericoloso far luce. Noi lettori non possiamo far altro che accompagnarlo in questo complicato percorso e goderci le bellissime descrizioni di Carloforte che i due autori ci regalano.
Ho trovato molto interessanti tutti i personaggi che vengono presentati nel romanzo, ma lasciatemi dire che ho apprezzato in maniera particolare Hemingway e il suo essere così speciale.
Concludo consigliadovi "Piove deserto", non solo perché si tratta di una lettura davvero piacevole, ma anche perché parla di un argomento, ahimè, tristemente attuale e proprio per questo fornisce numerosi spunti di riflessione.

giovedì 31 gennaio 2019

Recensione - "April è scomparsa" di Sarah A. Denzil - Review Party



Esce oggi per Newton Compton un thriller dal ritmo incalzante, adatto anche a quei lettori che non gradiscono scene troppo cruente, ma che amano le storie misteriose e poco prevedibili.
Ve lo dico fin da subito: fossi in voi, cari lettori, approfitterei dello sconto del 25% valido fino al 18 febbraio 2019 per acquistare  "April è scomparsa" di Sarah A. Denzil


"Sembrano felici mentre dormono. Forse anche lei sembra felice quando dorme, pensa April. Ma non lo è. Non si è mai sentita felice. Forse non sa neanche cosa sia la felicità."

Trama

Hannah Abbott ha paura della sua stessa ombra. Vive in un costante stato di ansia e per questo motivo cerca di starsene più isolata che può nella sua casa nello Yorkshire. Lascia l’appartamento molto raramente e la sua unica amica è Edith, un’anziana vicina. Ma tutto è destinato a cambiare per sempre quando sull’altro lato della strada si trasferisce la famiglia Mason. È il ritratto della perfezione e tutto l’affetto dei genitori si riversa sull’adorabile figlia adolescente, April. Ma un giorno Hannah vede qualcosa di inquietante dalla finestra. Qualcosa che la costringe a fare una scelta. Laura Mason è stanca di fingere che tutto sia a posto. Fare in modo che tutti pensino che la sua famiglia è perfetta può diventare estenuante. Specialmente perché quando le porte di casa vengono chiuse, niente è più come sembra. La loro vita è un castello di bugie, c’è un passato oscuro che ha lasciato cicatrici profonde. E sua figlia si trova proprio al centro della tempesta. Chi salverà April?

Perché leggerlo?

È breve, le pagine scorrono a meraviglia e i personaggi sono uno più intrigante dell'altro. Mi sento di riassumere così i punti di forza del thriller della Denzil, alla quale va riconosciuto il merito di aver scritto un romanzo che coinvolge il lettore fin da subito e ne attira l'attenzione a tal punto che si rimane incollati alla lettura finché non si giunge alla fine.
Devo essere sincera, il sangue freddo e i pensieri di April mi hanno fatta rabbrividire più di una volta, e forse è per questo che ho apprezzato maggiormente l'umanità delle altre due figure femminili coinvolte, Hannah e Laura, due donne segnate dal loro passato e che proprio a causa di ciò che hanno vissuto, sono vittime dello loro stesse scelte di vita. 
Mi è piaciuto molto anche il modo in cui si dipana la vicenda, come emergono i segreti di ogni personaggio e come alcuni di loro trovano la forza per uscire dalla loro campana di vetro e affrontare la realtà.
Ora taccio, ma non prima di avervi nuovamente consigliato la lettura di questo titolo: se desiderate leggere un thriller avvincente, in cui nulla è come sembra, questo è davvero il libro che fa per voi!


martedì 13 novembre 2018

Recensione - "Sogniamo più forte della paura" di Saverio Tommasi


L'autore di "Siate ribelli, praticate gentilezza" è tornato con un romanzo davvero peculiare, una favola che ha qualcosa da insegnare a tutti i lettori, sia grandi che piccini.


"...le cose che vanno sempre bene sono piuttosto noiose, mentre le altre sono speciali."

Trama

Capita di rado di rendersi conto dell'ultima volta in cui si fa qualcosa. L'ultimo gelato dell'estate, l'ultimo abbraccio a un amico che poi muore o parte, l'ultima canzone che poi la serata finisce. Quando ancora vedeva le rondini volare in cielo a primavera, Filadelfia non sapeva che sarebbero state le ultime. Poi più niente. E neanche libellule, lumache, pesci nel fiume. Perché il mondo si era fatto grigio e sporco.

Filadelfia ha sedici anni. Altissima, magra, cento soprannomi che le hanno rifilato i bulli della scuola, si è appena trasferita in una nuova città, in cerca di altri colori e di giorni meno difficili.

Perché, nonostante tutto, ci prova a sognare più forte. È così che le ha insegnato suo nonno, che sa tante cose e sembra venuto, più che da un'altra epoca, da un altro pianeta. Lui, questo mondo in cui non ci si saluta più per risparmiare sulle parole e si ringhia davanti a una tastiera, non lo riconosce più. E non si dà pace per quegli alberi spogli e quel fiume logoro per gli scarichi della fabbrica di Ilvo, il principale imprenditore della zona.

Il giorno in cui il nonno sparisce, tocca a Filadelfia mettersi alla sua ricerca. E si troverà a fare molto più di questo. Si batterà per salvare tutto ciò in cui crede, senza sapere se ce la farà, ma non avendo altra scelta che provarci.

Una favola moderna che con ironia, dolcezza e un tocco di magia ci invita a non perdere la speranza di poter cambiare questo mondo malconcio.

Perché leggerlo?

Surreale e particolare sono sicuramente aggettivi che ben si prestano a descrivere il nuovo libro di Saverio Tommasi.
Ma badate bene: dietro ad un linguaggio molto semplice, quasi infantile, si nasconde un universo di parole che hanno un forte significato, perché l'intera storia altro non è che la metafora della nostra vita, di quello che sta accadendo in questo momento nel mondo. È una favola che ha una morale; per noi più grandi "Sogniamo più forte della paura" 
è un invito a riflettere sulle nostre azioni e su ciò che ci circonda, mentre per i più piccoli la lettura di questo libro può essere un'occasione per cercare di vedere la realtà da una prospettiva più matura, più ragionata, pur mantenendo una certa dose di leggerezza.
Se fossi in voi, sceglierei di leggere 
"Sogniamo più forte della paura" ai vostri figli o ai vostri nipoti, o lo regalerei loro per Natale, perché credo possa smuovere i loro animi.
Le pagine scorrono veloci e i pensieri che invadono la mente del lettore sono tanti. Diventa quasi impossibile non venire colti da un mix di emozioni che va dall'amarezza per ciò che accade di brutto nel mondo alla speranza di poter far qualcosa per rendere il mondo un posto migliore.

E anche stavolta ho la canzone giusta, guardate un po'!



Canzone contro la paura - Brunori Sas

"Le mie canzoni poco intelligenti
Che ti ci svegli la mattina e ti ci lavi i denti
Canzoni per chi non ha voglia di pensare o di ascoltare
Canzoni per dimenticare
Sono canzoni poco consistenti
Insomma canzoni come me, che non faccio più ragionamenti
Che voglio solo sensazioni, solo sentimenti
E una tazzina di caffè
Canzoni che parlano d'amore
Perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?
Che se ti guardi intorno non c'è molto da cantare
Solamente una tristezza che è difficile toccare
Perciò sarò superficiale
Ma in mezzo a questo dolore
E in tutto questo rumore
Io canto un mondo che non c'è"

mercoledì 7 novembre 2018

Recensione - "Magnetic" di Sara D'Amario


Nuovo giro, nuova corsa. Oggi parliamo di "Magnetic" di Sara D'Amario, un romanzo che trovo difficoltà a ricondurre a un genere preciso perché è davvero particolare.
Ma scopriamo la trama, avrò poi modo di parlarvene nel dettaglio.


Trama

Arlo frequenta il primo anno di università, canta in un gruppo rock, è dotato di una bellezza straordinaria e tutte le ragazze stravedono per lui. Tessa ha diciassette anni e una famiglia complicata, non ama la scuola, frequenta tutti i rave della città e riconosce due regole: niente regole ed eccessi continui. Sia Tessa che Arlo sono persone fuori dalla norma, con eccezionalità tali da rendere le loro vite difficili, se non impossibili. L'unica soluzione per entrambi è isolarsi dalla realtà di tutti i giorni in un luogo lontano dal mondo. Il silenzio e la solitudine sono i loro unici compagni. Ma il destino fa incrociare i loro cammini e, nonostante l'iniziale avversione reciproca, Tessa e Arlo imparano a conoscersi sperimentando un'attrazione quasi magnetica uno per l'altra. Ma l'amore tra loro sembra irrealizzabile: qualcosa di ineluttabile e terrificante li separa. Eppure, forse una via d'uscita esiste, una dimensione in cui stare insieme sarebbe possibile, a patto però di avere il coraggio, ancora una volta, di rinascere e fidarsi ciecamente...

Perché leggerlo?

Romanzo rosa, per ragazzi, fantastico. Sono tante le categorie in cui può rientrare "Magnetic", il nuovo romanzo di Sara D'Amario, che con Fanucci Editore ha pubblicato altri due libri per adolescenti. C'è però da dire che la storia d'amore qui raccontata , forse proprio perché indirizzata ad un pubblico giovane, viene trattata in maniera molto soft, anche se pagina dopo pagina risulta evidente il forte legame che si instaura fra Arlo e Tessa. Ampio spazio viene poi dato alla componente fantastica e a quella scientifica/psicologica del racconto.
Ma veniamo ai protagonisti. Arlo, che inizialmente sembra essere un ragazzo tranquillo, col tempo viene colto da inspiegabili raptus di follia in cui diventa estremamente violento. Tessa, invece, per spirito di ribellione nei confronti dei suoi genitori, conduce una vita di eccessi. Entrambi hanno bisogno di cure e perciò vengono portati in un luogo isolato dove piano piano hanno la possibilità di conoscersi, capirsi e, inevitabilmente, unirsi. Sono due personaggi tosti, complicati e proprio per questo molto interessanti.
La lettura del libro procede velocissima e il merito è del susseguirsi degli eventi che è altrettanto rapido e spedito, e anche dello stile della D'Amario che utilizza un linguaggio molto semplice e fresco. Non mi sarebbe dispiaciuto un finale meno confuso e più romantico, ma è solo un mio pensiero e, comunque, è coerente con l'intera narrazione, dunque è perfetto anche così.
"Magnetic" è sicuramente un romanzo adatto ai più giovani, ma è possibile apprezzarlo anche se si ha qualche anno in più perché contiene spunti interessanti e intrattiene il lettore con la sua trama alquanto particolare.
Sono curiosa di conoscere il vostro parere sul romanzo, quindi immergetevi anche voi nella storia di Arlo e Tessa e fatemi sapere cosa ne pensate.
Intanto, però, date un'occhiata alle recensioni delle colleghe blogger che partecipano con me a questo review party.

Qui trovate la scheda del libro!

martedì 6 novembre 2018

Recensione - "Andiamo a vedere il giorno" di Sara Rattaro

Due ore. È il tempo che ho impiegato a leggere il nuovo romanzo di Sara Rattaro, "Andiamo a vedere il giorno", edito da Sperling & Kupfer. Si tratta di poco meno di 200 pagine che scorrono a meraviglia, grazie alla prosa chiara e diretta che contraddistingue l'autrice e alla storia lineare e dal ritmo serrato che sprona il lettore a proseguire nella lettura fino a scoprire come si concluderà la vicenda narrata.


Trama

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c'è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l'amore conta, solo l'amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

Perché leggerlo?

I lettori affezionati di Sara Rattaro già conoscono i personaggi di "Andiamo a vedere il giorno"  perché hanno avuto modo di familiarizzare con loro in "Non volare via". Il nuovo libro della scrittrice, però, può essere letto senza problemi anche da chi non conosce il primo capitolo della storia. La Rattaro, infatti, senza appesantire la narrazione, è riuscita ad inserire tutti i riferimenti e le informazioni che servono al lettore per comprendere le dinamiche interne alla famiglia di Alice, la nostra protagonista.
E proprio da lei è il caso di iniziare per parlarvi del romanzo.
Alice è una ragazza che ha sempre cercato di mostrarsi impeccabile, con i suoi genitori, nei confronti di suo fratello, negli studi. Vive nell'ansia di deludere le aspettative degli altri e proprio per questo, nel momento in cui le capita di commettere un errore, di lasciarsi andare a qualcosa di disdicevole, il mondo le crolla addosso e quella parvenza di perfezione nella quale è sempre vissuta mostra tutte le sue crepe, una ad una.
Ma, si sa, la perfezione non esiste e allora mamma Sandra corre in soccorso di Alice per aiutarla a comprendere che gli errori sono una costante della vita e che bisogna sapersi perdonare e accettarsi per come si è.
Il viaggio che intraprenderanno Alice e Sandra sarà molto più di un avventura e porterà a galla tanti segreti e illuminanti rivelazioni su tutta la loro famiglia.
"Andiamo a vedere il giorno" è un racconto che è facile far proprio perché parla della debolezza umana, della nostra fallibilità. È un romanzo che insegna che non è la fine del mondo se commettiamo un errore, quello che conta davvero nella vita è l'amore delle persone che ci circondano, di quelle persone che rimangono al nostro fianco nonostante tutto, di quegli affetti che ci aiutano a rialzarci.
Sapete quale è l'unico difetto di "Andiamo a vedere il giorno"? È troppo corto! Sfido chiunque a non voler sapere di più sul futuro di Alice e Matteo e su quello di Sandra e Alberto.



Right to Be Wrong - Joss Stone

"I've got a right to be wrong
My mistakes will make me strong
I'm stepping out into the great unknown
I'm feeling wings though I've never flown
I've got a mind of my own
I'm flesh and blood to the bone
I'm not made of stone
Got a right to be wrong
So just leave me alone"

****



mercoledì 17 ottobre 2018

Recensione - "La stanza della tessitrice" di Cristina Caboni

Cristina Caboni domani torna in libreria e regala al suo pubblico di affezionati lettori e ai nuovi ben disposti a scoprirla la sua quinta fatica, "La stanza della tessitrice".
Non ci giro intorno, vi dico fin da subito che la storia e la fantastica atmosfera che l'autrice ha saputo creare, rendono il libro davvero imperdibile.


Trama

Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l'ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c'è un sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l'unico indizio per ritrovare la sorella che Marianne non ha mai conosciuto. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all'epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell'incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l'ago più acuminato non può scalfire.

Perché leggerlo?

Se già conoscete la scrittura di Cristina Caboni e amate il suo stile, "La stanza della tessitrice" sarà per voi una ulteriore conferma della capacità dell'autrice di tessere trame misteriose, appassionanti e cariche di significato. Se invece vi capiterà di conoscere Cristina con questo romanzo, state certi che sarà una fortuna perché avrete l'opportunità di innamorarvi di una storia e di personaggi che vi colpiranno nel profondo.
È giusto che aleggi il mistero sulle vicende nelle quali Camilla si troverà coinvolta, quindi lungi da me raccontarvi maggiori dettagli sui fatti narrati.
Sui personaggi, che oserei definire tutti protagonisti, data la loro grande rilevanza all'interno del complicato puzzle della storia costruita dalla Caboni, posso però esprimermi. Sono fragili, insicuri, imperfetti e proprio per questo hanno tanto da dire; è inevitabile essere ammaliati da loro e venir trascinati nel racconto delle vicissitudini che li riguardano, nella speranza che i segreti disseminati per tutto il libro vengano svelati.
Anche in "La stanza della tessitrice" è evidente il lavoro di ricerca e studio compiuto dall'autrice, non solo per quanto riguarda la conoscenza dei tessuti (a questo proposito ho trovato bellissima e molto interessante la descrizione dei vari tipi di stoffe posta all'inizio di ogni capitolo), ma anche la storia della tessitura e il mondo della moda. E da sarda, non posso che apprezzare il continuo richiamo alla nostra terra e alle leggende che la caratterizzano e la rendono così affascinante.

Vi consiglio di andare in libreria domani e regalarvi 
"La stanza della tessitrice", oppure di acquistarlo negli store online. In qualunque forma lo leggerete, l'importante è che lo facciate, perché è una bella lettura, di quelle che scaldano il cuore.

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giovedì 27 settembre 2018

Recensione - "L'amore è sempre in ritardo" di Anna Premoli - Review Party


Appena terminata la lettura di "L'amore è sempre in ritardo" di Anna Premoli ho subito pensato che l'autrice è finalmente tornata col botto! 

Il libro precedente, "Non ho tempo per amarti", infatti, mi era sembrato un pelino al di sotto degli standard ai quali la Premoli ha abituato noi romantiche lettrici, ma per fortuna si è ripresa benissimo.
Sarà che stavolta ci racconta la storia d'amore tanto attesa fra due personaggi che avevamo già avuto modo di conoscere tempo fa, sarà che il romanzo è ironico, dolce e divertente, ma posso affermare con certezza che "L'amore è sempre in ritardo", insieme a "Come inciampare nel principe azzurro" e "L'amore non è mai una cosa semplice", sale sul podio dei libri di Anna Premoli che più amo.




"Oh sì, sarà una guerra, lo so bene. Ma, d’altronde, c’è mai stato un solo momento tranquillo in questo sentimento?"



Trama

I primi amori sono di solito un dolce ricordo, capace di far sorridere. Non per Alexandra Tyler: Norman Morrison, il migliore amico di suo fratello Aidan, l'ha rifiutata senza tante cerimonie dopo che lei ha trascorso l'adolescenza a corteggiarlo e a comporre per lui terribili lettere d'amore in rima. Ogni volta che lo vede - anche ora che è una donna adulta e sta finendo un dottorato in Geologia alla Columbia - non riesce proprio a controllare il malumore. Le sue storie sentimentali sono state tutte un fallimento. E la colpa, secondo Alex, è proprio di Norman. Quando, stanca di incontri poco entusiasmanti, decide di prendersi una sacrosanta pausa dal complicato mondo degli appuntamenti, Norman, altrettanto stufo di pranzi tesi in casa Tyler, le propone una tregua: lasciarsi il passato alle spalle e provare a comportarsi in modo almeno amichevole. Alex non può tirarsi indietro di fronte a quella che per lei suona quasi come una sfida: trattarlo in modo cordiale in fondo non dovrebbe essere così difficile. O almeno, questo è quello che crede...

Perché leggerlo?

In genere ho sempre un personaggio preferito quando si tratta dei protagonisti di un romance, ma stavolta mi trovo in seria difficoltà nel fare una scelta perché li ho adorati entrambi, anche se per motivi totalmente diversi.
L'energia, la positività e la spontaneità di Alexandra sono ammirevoli ed è proprio il suo modo di fare che rende il racconto ancora più vivace. Norman, invece, è l'esatto opposto di Alexandra: è serio, a tratti davvero triste, e troppo razionale.
Eppure insieme sono tenerissimi; una strana coppia che funziona. Sì, ma prima che funzioni davvero, noi lettori dobbiamo sudare sette camicie (che possiamo chiedere in prestito all'ingessato Norman) e arrivare fino in Nepal...
Sarà molto piacevole incontrare di nuovo Aidan e Laurel ( i protagonisti di "È solo una storia d'amore") e vederli alle prese con il tentativo di capire qualcosa in più sul complicato rapporto che lega Alex e Norman. Ficcheranno il naso nei loro affari, ma lo faranno in modo discreto e affettuoso.
Vorrei tanto elencarvi tutto ciò che ho amato in "L'amore è sempre in ritardo", ma vi svelerei troppi dettagli. Quello che però ci tengo a dirvi è che la storia d'amore raccontata in questo romanzo sembra normale, ma si rivela straordinaria. I due protagonisti danno vita ad episodi scoppiettanti, ci portano con loro in giro per il mondo e ci ricordano che l'amore vero resiste agli anni, alle distanze e alle avversità.
Ora vi lascio, ma non prima di aver rivolto un messaggio all'autrice.
Cara Anna, si dice spesso che la Disney 
è colpevole delle aspettative troppo alte che noi ragazze ci creiamo nei confronti del genere maschile. Beh, dopo aver letto "L'amore è sempre in ritardo", vorrei smentire questa affermazione. La colpa è tutta tua! Perché, diciamocelo, anche impegnandoci, dove mai troveremo un uomo attento e carino come Norman che ci regali la prima edizione in danese di "La mia Africa"?!

Scherzi a parte, mi sembra superfluo dirvi che il nuovo romanzo di Anna Premoli è imperdibile, ma nel caso non si fosse capito dall'entusiasmo con il quale ve ne ho parlato, ve lo ribadisco!



 A Thousand Years - Christina Perri

"And all along I believed I would find you
Time has brought your heart to me
I have loved you for a thousand years
I'll love you for a thousand more"



*****
E se la mia opinione non vi basta, seguite il Review Party che è iniziato ieri e leggete tutte le recensioni



mercoledì 19 settembre 2018

Recensione di "Cercasi amore vista lago" di Virginia Bramati - Review Party


Virginia Bramati torna in libreria, e con lei anche le ragazze di Verate e una nuova simpatica protagonista, Bianca. Se avete già avuto modo di leggere i libri precedenti della scrittrice, conoscerete già il suo stile fresco e leggero e lo ritroverete anche in "Cercasi amore vista lago"; per coloro che, invece, devono ancora scoprire la scrittura di Virginia Bramati, la lettura dell'ultimo romanzo sarà sicuramente un'ottima occasione per apprezzarla appieno.


"Bianca non esistono limiti, ma solo margini di miglioramento"

Trama
Bianca Maffei: 33 anni, una laurea in architettura e una passione per i cantieri. Nonostante lavori in uno studio importante, non perde tempo in riunione con i capi, ma adora mettersi scarponcini e caschetto e andare dove le gru lavorano e i carpentieri danno forma allo spazio. Lei riesce a sentire la forma che la casa prenderà, a vederla quando ancora è fatta di pochi segni tracciati sul terreno, e questo la rende felice. Fino a che, con la crisi, non capita anche a lei di essere vittima di una “riorganizzazione”… 
Il solo lavoro che riesce a trovare è in un’agenzia immobiliare fuori città, nel paesino di Verate. 
Lascia così Milano per mettersi alle dipendenze del geometra Volpe, pittoresco individuo dalle cravatte sgargianti e dall’etica discutibile. Eppure, appena arrivata a Verate, Bianca trova per sé un incantevole abbaino con vista sul fiume, proprio sopra la mitica Osteria Moretti dove le oche bianche chiacchierano con gli avventori e basta ascoltare attentamente per sapere tutto quello che accade in paese. 
Sarà proprio lì, all’ombra della plumbago in fiore, che Bianca scoprirà che cosa cercano davvero le persone, quando “cercano casa”: e quanto pericoloso sia giocare senza scrupoli con i loro desideri. Armata solo del suo “fiuto” specialissimo, dovrà fare i conti con monolocali all’apparenza tristissimi, grandi metrature cui nessuno sembra interessato e con la terribile sensazione di essere finita in un vicolo cieco. Senza rendersi conto di essere invece partita per una grande avventura che la condurrà fino alla casa più meravigliosa che potesse immaginare…

Perché leggerlo?

Quando ho iniziato a leggere "Cercasi amore vista lago" mi aspettavo un romanzo rilassante e appassionante, ma tra le pagine ho trovato tanto di più. La Bramati, infatti, affronta un tema "scomodo" ma di grande attualità, ovvero la perdita del lavoro e tutte le sue implicazioni.
Bianca dà voce al malessere che si prova quando si vive una situazione simile e ci si trova costretti ad accettare un lavoro non all'altezza delle proprie aspettative o non in linea con i propri studi. Tutti noi, ad un certo punto della nostra vita, abbiamo affrontato un momento di crisi profonda come quello della protagonista proprio perché, come dice Bianca, "se è vero che si lavora per vivere è anche vero che il lavoro ti definisce e non solo socialmente".
Cosa fare allora? Bisogna reinventarsi e buttarsi in qualcosa di nuovo e diverso. Bianca riesce a farlo e rinasce, come lavoratrice e come donna.
Credo che poi la forza di questo libro stia nella leggerezza e nel brio della narrazione. Si parla di argomenti importanti, di sofferenza e sentimenti forti, ma in maniera delicata.
Per ciò che riguarda i personaggi, in "Cercasi amore vista lago", il nucleo centrale sono certamente le vicende di Bianca e dell'ingegner Sanna, ma quello che caratterizza il romanzo è l'intromissione continua delle ragazze di Verate e dell'intero paese negli affari dei due protagonisti. Senza i loro consigli, le loro chiacchiere e la loro ingerenza, il libro non sarebbe lo stesso. 
Infine, non è un caso che abbia deciso di parlare della storia d'amore solo nel finale di questa recensione. Ho fatto questa scelta perché volevo che comprendeste che il nuovo romanzo di Virginia Bramati è articolato e ricco di sfumature, ma vi assicuro che non delude chi in una lettura cerca un po' di romanticismo e dolcezza. Perché l'amore di Bianca e Andrea è fatto di piccoli gesti, frasi non dette e tanto sentimento...

Spero di essere riuscita a trasmettervi quanto mi sia piaciuto questo libro, quindi ora non posso far altro che invitarvi a leggerlo! Dai, sù, trasferiamoci tutti insieme nella deliziosa Verate!

mercoledì 12 settembre 2018

Recensione - "Isola di Neve" di Valentina D'Urbano - Review Party



Dopo averne parlato nella tappa del blogtour, il giorno che attendevo da tempo è arrivato. Domani lo troverete in libreria, ma finalmente  io posso dirvi qualcosa in più su "Isola di Neve", della bravissima Valentina D'Urbano. Potete stare sereni, perché la mia recensione sarà assolutamente spoiler free, anche perché ho deciso, come ormai faccio spesso, di non raccontarvi praticamente nulla dell'intreccio narrativo e di concentrarmi sulle sensazioni che il romanzo mi ha trasmesso.



Trama

2004. A ventotto anni, Manuel sente di essere già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L’unico luogo disposto ad accoglierlo è Novembre, l'isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra a Manuel il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. Del destino di Andreas e del suo prezioso e antico strumento si sa pochissimo. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di una donna: Tempesta. 1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre, senza alcuna possibilità di fuggire. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. Sull’isola non si fa che parlare del nuovo prigioniero, ma la sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata sui cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, contravvenendo alle regole, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella di Andreas, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.

Perché leggerlo?

Quando ti piace tantissimo un'autrice e vieni a sapere che presto uscirà il suo nuovo romanzo, è inevitabile chiedersi se lo apprezzerai o ne rimarrai deluso, se la storia che leggerai avrà delle somiglianze con le precedenti o se l'autrice è riuscita a costruire un universo completamente nuovo in cui coinvolgere il lettore.
Con Valentina D'Urbano non ho avuto alcuna paura: ero certa che, per l'ennesima volta, mi avrebbe fatto appassionare al racconto, commuovere, arrabbiare e provare un caleidoscopio di emozioni. E avevo proprio ragione.

martedì 4 settembre 2018

Review Party - Recensione di "La teoria imperfetta dell'amore" di Julie Buxbaum


Nuova settimana, nuova recensione. Oggi il protagonista è la "La teoria imperfetta dell'amore" di Julie Buxbaum, autrice già conosciuta in Italia per "Dimmi tre segreti", pubblicato sempre da De Agostini.
Vi anticipo già che, a mio parere, è una lettura adatta a tutti, ma la consiglierei soprattutto ad un pubblico giovane, perché affronta un tema serio con semplicità e leggerezza.


"David Drucker, che è così tante persone nello stesso momento: il ragazzo che si siede sempre da solo, che parlava di fisica quantistica persino sulla poltrona nello studio di mio padre , che mi ha tenuto per mano nella neve."

Trama.

A volte basta cambiare prospettiva per dare senso al mondo. Da quando suo padre è morto in un incidente d’auto, Kit non è più la stessa. Non ha più voglia di ridere, scherzare o confidarsi con le amiche di sempre. L’unica cosa che desidera è chiudere fuori il mondo intero e voltare pagina. Per questo decide di lasciare il tavolo affollato a cui si siede ogni giorno in mensa e prendere posto a quello di David. David, che gira per i corridoi della scuola con le cuffie nelle orecchie e non parla con nessuno. David, che è un genio della fisica ma quando si agita trema come una foglia. I due non potrebbero essere più diversi, ma lentamente quei pranzi in solitudine diventano un appuntamento fisso, atteso, e tra sguardi e parole sussurrate, Kit e David imparano a essere amici. Forse qualcosa di più. Fino a quando David decide di aiutare Kit a ricostruire che cosa è successo il giorno in cui suo padre è morto. Perché David non sopporta le questioni irrisolte, non sopporta le equazioni lasciate a metà. E farebbe di tutto per ricomporre i pezzi del cuore infranto di Kit. Ma il sentimento che li lega sarà abbastanza forte per resistere alla verità?

Perché leggerlo?

Spesso la sofferenza, per quanto negativa, ci aiuta a diventare persone migliori, a guardare le cose da un altro punto di vista. È questo quello che accade a Kit, la classica ragazza popolare del liceo, quella che mal sopportiamo quando guardiamo qualche film per adolescenti. 
Kit perde il suo papà, il mondo le crolla addosso e la sua vita, all'improvviso, cambia completamente. Per reagire alla disperazione, decide allora di cercare qualcosa di nuovo e di diverso, e così trova David.

giovedì 30 agosto 2018

Review Party - Recensione di "Il cielo è tutto nostro" di Luke Allnutt


Longanesi con le sue uscite l'ha fatta da padrone sul blog questa settimana e sulla scia di questo trend, ecco che oggi arriva la recensione di "Il cielo è tutto nostro" di Luke Allnutt, di cui vi ho parlato anche martedì nel focus sul tema del viaggio che trovate a questo link, nella mia tappa del blogtour dedicato al libro.


"Mentre risalgo lentamente la collina le sussurro.
Il cielo è tutto nostro, il cielo è tutto nostro."

Trama

Rob Coates ha tutto ciò che avrebbe potuto desiderare: Anna, una moglie fantastica, la loro bella casa a Londra e, soprattutto, suo figlio Jack, che rende ogni giorno una straordinaria avventura. 
Ma tutto cambia quando una terribile malattia irrompe nelle loro vite.
Ritrovatosi improvvisamente solo, Rob si abbandona a una spirale di disperazione e alcolismo, anche se nei momenti di lucidità cerca conforto fotografando i grattacieli e le scogliere che aveva visto con Jack. Ed è proprio da quelle foto che si dipana un filo di speranza, seguendo il quale Rob intraprende un viaggio straordinario all’interno di se stesso, alla ricerca del perdono e di un nuovo inizio.

Perché leggerlo?

Lo avevo già accennato nella tappa del blogtour: "Il cielo è tutto nostro" è una delle letture del 2018 che mi hanno più colpita e commossa.
Dalla trama è facile comprenderne il motivo, ma a mio parere quello che rende il romanzo così speciale sono i personaggi, e il legame di immediata empatia che si crea con il lettore. Vederli affrontare enormi sofferenze e prendere atto di quanto diverse possano essere le reazioni al dolore lacerante per la perdita di una persona cara, non fa altro che rafforzare, in chi legge, la sensazione di provare le stesse emozioni dei protagonisti.
Personalmente mi sono ritrovata molto nel modo in cui Anna, la moglie di Rob, gestisce il suo dispiacere, cercando di non sprofondare in un baratro senza ritorno e provando a trasformare un'esperienza così negativa in positiva, facendo del bene al prossimo.
Rob, invece, sceglie un'altra strada, o forse "scegliere" non è proprio il termine giusto, perché in realtà sragiona e inizia a bere; ma la cosa più importante è che decide di affrontare un viaggio in ricordo del piccolo Jack, un'avventura che gli salverà la vita e gli farà ritrovare un po' di pace. 
E la chiave di tutto il romanzo è proprio il viaggio stesso, oltre al significato che assumerà per Rob la frase Il cielo è tutto nostro
Preparate i fazzoletti cari miei, perché, sì, l'esordio letterario di Luke Allnutt racconta una storia triste, ma ha anche il merito di infondere speranza, ricordando ad ognuno di noi che il dolore non deve paralizzarci e che da esso, a volte, può scaturire anche qualcosa di bellissimo.
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E se per qualche motivo lo avete perso, ecco un riepilogo delle tappe del Blogtour!




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