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lunedì 2 ottobre 2017

Recensione - "Parla, mia paura" di Simona Vinci

Buon lunedì lettori!
La lettura di cui vi parlerò oggi è stata "dolorosa" perché parla di un problema che spesso viene taciuto, ma che in realtà è parte integrante della vita di molti di noi. Mi riferisco all'ansia, agli attacchi di panico e alla depressione. Simona Vinci in "Parla, mia paura" racconta la sua storia, ma è impossibile non sentirla anche come nostra.


"Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura, descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla."

Trama.

Simona Vinci si immerge nella propria paura e cerca un linguaggio per confessarla. L'ansia, il panico, la depressione spesso restano muti: chi li vive si sente separato dagli altri e incapace di chiedere aiuto. Ma è solo accettando di «rifugiarsi nel mondo» e di condividere la propria esperienza che si sopravvive. La stanza protetta dell'analista e quella del chirurgo estetico, che restituisce dignità a un corpo di cui si ha vergogna, l'inquietudine della maternità, la rabbia della giovinezza, fino allo strappo iniziale da cui forse tutto ha avuto origine.
Scavando dentro sé stessa, Simona Vinci ci dona uno specchio in cui rifletterci. Si affida alle parole perché «le parole non mi hanno mai tradita». Perché nella letteratura, quando la letteratura ha una voce così nitida e intensa, tutti noi possiamo trovare salvezza.

Perché leggerlo?

Ho scoperto questo libro leggendo un post di Matteo Bussola (lo potete trovare qui), autore molto sensibile che si divide tra famiglia, lavoro e scrittura, e che ha un profilo facebook molto seguito. 
Bussola non poteva dare consiglio migliore perché mi sono ritrovata a leggere un racconto bellissimo, uno "sfogo" che fa sentire il lettore meno solo, una storia che commuove.
Simona Vinci non cerca di indorare la pillola, ma descrive le sue sensazioni e i suoi pensieri con estrema durezza e realismo.
Alcune pagine sono state davvero difficili da mandare giù, da accettare, perché il dolore che nascondevano le parole usate dalla scrittrice era troppo forte. È straziante sapere che ansia e depressione sono sempre lì in agguato: non puoi far nulla per prevenire il loro arrivo, devi combattere per tenerle il più lontano possibile e devi sforzarti per trovare una ragione per non lasciarti andare. E nulla possono fare i tuoi cari, se non starti vicino e mostrarti la loro comprensione.
"Parla, mia paura" non vuole assolutamente essere un piagnisteo, anzi, racchiude un grande messaggio di speranza, un invito a non arrendersi mai, a parlare del proprio disagio e a non vergognarsene. Sì, perché purtroppo nella nostra società la depressione e gli attacchi di panico vengono ancora visti come qualcosa da nascondere e tacere, a maggior ragione, quando si decide di andare in cura da uno specialista. Ma l'ignoranza va combattuta, proprio usando le parole tanto care a Simona.


Perché parlarne? Lascio la parola all'autrice...


"Eppure, ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla."



By Crooked Steps - Soundgarden


mercoledì 15 marzo 2017

"Favole fuorilegge" di Nicolai Lilin

Buongiorno cari lettori, 
oggi voglio parlarvi un piccolo libro che mi ha davvero affascinato. È "Favole fuorilegge" di Nicolai Lilin, edito da Einaudi.



"[...] Però non sa che in Siberia, nel regno della Natura governato da Dio stesso, la vera nobiltà è proprio quella della gente povera e semplice, di chi conosce il rispetto per ogni cosa che si trova sotto il cielo e non proclama se stesso padrone del mondo."

Sinossi.

Ma la Siberia, nei racconti dei vecchi, è soprattutto un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda a incatenare l'uomo.

Perché leggerlo?

Quando ho visto il libro di Nicolai Lilin tra le nuove uscite disponibili su Ibs, copertina e trama mi hanno attirato subito. Adoro le favole e le leggende riguardanti le tradizioni di altri paesi e quindi "Favole fuorilegge" non poteva non finire nella mia libreria.
Sono 130 pagine di particolarissimi racconti e disegni-tatuaggi stupendi fatti dall'autore stesso.
Dimentichiamoci le nostre fiabe all'insegna dei buoni sentimenti, dove viene spesso ricercato l'happy ending. In quelle che il nonno narrava a Lilin, bene e male sono separati da un confine molto labile, e vendetta e cattiveria dominano la scena.
Quello che mi ha colpito molto è che la natura abbia un ruolo fondamentale nella tradizione siberiana. Alberi, corsi d'acqua e animali sono considerati e rispettati come fossero divinità.
"Favole fuorilegge" di Nicolai Lilin è un libro che contiene tantissimi insegnamenti, che nutre la curiosità di noi lettori e che ha fascino. Si ritrovano valori importanti come la resistenza al potere, l'onestà e l'amore, che ci vengono trasmessi tramite storie appassionanti e mai banali. 
La mia copia è costellata di sottolineature a matita e segnapagine perché le favole sono tutte meravigliose, ma una su tutte mi è rimasta impressa ed è "Perché i lupi ululano alla luna", che ho trovato "romantica", anche se in un modo tutto suo.
Innamoratevi anche voi della nuova opera di Nicolai Lilin, e se amate i tatoo o le culture diverse dalla vostra, state attenti: è una lettura che crea dipendenza!


P.s. Vi lascio con un video in cui l'autore parla della lingua segreta del tatuaggio siberiano...




venerdì 10 febbraio 2017

"Sono cose da grandi" di Simona Sparaco

Buongiorno amici, 
è venerdì e vi voglio consigliare una splendida lettura per il weekend. 
"Sono cose da grandi" di Simona Sparaco merita tutta la vostra attenzione perché è una lettura che io paragonerei a un abbraccio: fa sentire compresi e al sicuro, e riscalda il cuore ormai reso freddo e quasi insensibile dal male che ci circonda.




Trama.

È possibile spiegare a un bambino l'esistenza del male? Con voce intensa, precisa, intima, una madre guarda dentro di sé per cercare una risposta.
«Questa lettera ha inizio nell'estate dei tuoi quattro anni. Quando le mie paure si sono schiuse davanti alle immagini di una strage. Poco dopo la Terra ha tremato. E anche io sono stata contagiata da quel tremore, perché l'ho avvertito in te.»

Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo «sono cose da grandi» non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza. In questo tempo incerto e minaccioso, una madre prova a decifrare il mondo per suo figlio, reinventandolo attraverso i giochi e le storie che crea ogni giorno per lui.

Perché leggerlo?

Mi sono presa la briga di contare quanti segnapagina ho usato in questo libro. Sono 10 e mi ricordano che ho sottolineato altrettante frasi che mi hanno colpita e commossa. Sì, perché sin dalle prime pagine del libro, i miei occhi si sono riempiti di lacrime pensando al bene sconfinato che una mamma prova per il proprio figlio.
In questo libro Simona Sparaco mostra i limiti che ognuno di noi ha; parla di paure, amore, vita, famiglia, desideri e coraggio, ma anche degli errori che, inevitabilmente, si commettono. 
È uno sfogo nel quale ci possiamo riconoscere tutti e, leggendolo, viene voglia di circondare l'autrice in un tenero abbraccio e rassicurarla sul fatto che andrà tutto bene. Per lei, per Diego e per noi.
Ho amato la scrittura di Simona perché sembra quasi di ritrovarsi in una delle tante storie che lei inventa per suo figlio Diego, per spiegargli come va il mondo: è un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo disarmante.
In "Sono cose da grandi" è racchiusa quella che per me è la chiave di lettura della vita intera: l'amore. 

L'amore, invece, è una sorta di convertitore. Un laser che ingigantisce tutto e ci rende capaci di gesti enormi. Come la solidarietà espressa attraverso qualsiasi forma di aiuto. O gli abbracci in cui riprendi fiato. Le schegge di memoria che donano un perché al nostro vivere, e anche al morire.

Tutti noi dobbiamo ricordarci, e ricordare ai nostri figli, che questo sentimento puro e bellissimo illumina la nostra esistenza e rende sopportabili i momenti di dolore. 
È l'amore che spinge i volontari a prendersi cura dei terremotati, è l'amore che guida i soccorritori che aiutano i migranti. È sempre l'amore a tenere unito ogni tipo di famiglia (ho adorato le pagine che l'autrice ha dedicato al tema!) e a renderci capaci di diventare le persone che abbiamo sempre voluto essere. 
E, infine, è con le unghie e con i denti che dobbiamo difendere l'amore per la vita, che rischia di essere oscurato dalle violenze e dagli attentati che minacciano di paralizzare la nostra quotidianità. 

Il libro di Simona Sparaco è uno di quelli da avere nella propria libreria, da rileggere ogni volta che la nostra fiducia nel mondo viene meno.

E la scelta musicale non è casuale...



I hear babies cry
I watch them grow
They'll learn much more
Than I'll never know
And I think to myself
'What a wonderful world!'
Yes, I think to myself
'What a wonderful world!'


lunedì 30 maggio 2016

"Notti in bianco, baci a colazione" di Matteo Bussola

Buongiorno lettori, 
oggi vi voglio parlare di un libro che attendevo con ansia, ossia "Notti in bianco, baci a colazione" di Matteo Bussola, disegnatore di fumetti ma soprattutto padre, che ha deciso di mettere per iscritto le pillole di vita quotidiana che riguardano la sua famiglia.
Io da qualche tempo faccio parte di quei trecentomila che , su Facebook, seguono i suoi post e spesso i suoi racconti mi commuovono per la loro semplicità e tenerezza, e il suo libro mi ha fatto lo stesso effetto.



- Papà, - ha detto, - quando hai incontrato
la mamma, come hai fatto a sapere che era
la mamma?
- L'ho capito dopo circa dieci minuti.
- E da cosa?
- Quando ci siamo incontrati la prima volta,
si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra
la testa, e si è fatta uno chignon senza
neanche un elastico, solo annodandoli.
- E allora?
- E allora lí ho capito che lei aveva
disperatamente bisogno di un elastico.
E io dei suoi capelli.


Trama 

Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i «lecconi», i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza. Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell'«abitudine di restare» si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.

Perché leggerlo?

La prima lacrima è scesa sul mio viso mentre leggevo la prima pagina, perché ho pensato che è raro trovare un uomo che esprime apertamente i propri sentimenti e non teme di sembrare meno virile parlando di progetti di vita che comportano la costruzione di una famiglia. Bussola è uno di questi, insieme a Massimo Gramellini (sapete che lo adoro!) e al mio papà, che non finirò mai di ringraziare per la sensibilità di cui mi ha fatto dono.
Ho amato i racconti di Matteo, che ha la fortuna di avere una famiglia bellissima composta da tre adorabili bambine e una compagna capace di formare con lui una coppia affiatata, ma di prendersi e dargli i propri spazi.
Credo che la forza di questo libro risieda nel fatto che Matteo racconta la vita osservando il mondo con gli occhi delle sue figlie. 
Virginia e Ginevra, bimbe estremamente vispe e curiose, pongono al papà domande veramente toste, ma lui non si scompone e dà loro risposte semplici e reali. Insegna loro a vivere, senza inventarsi spiegazioni senza senso, al massimo invoca l'aiuto di qualche principessa Disney (fantastico il racconto "Dio e Rapunzel"!).
Il rapporto con la piccola Melania, poi, mi ha colpito in modo particolare perché fa emergere il lato nostalgico di Matteo. Coccola la bambina il più possibile dato che sa che il tempo scorre veloce e in poco tempo le sue figlie saranno grandi e il loro rapporto si evolverà.
"Notti in bianco, baci a colazione" è un libro che fa bene al cuore, che, anche se si è ormai grandi, fa pensare a quanto sia bello l'amore con il quale ci hanno cresciuto i nostri genitori e che infonde la speranza di poter costruire, un giorno, una famiglia così bella e un po' pazza.
P.s. All'interno del libro c'è un passo in cui l'amore viene paragonato alla musica. Beh, quando io penso ai miei genitori, mi vengono in mente quattro canzoni che voglio condividere con voi!










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