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mercoledì 14 giugno 2017

"L’Ammerikano" di Pietro De Sarlo



Titolo: L’Ammerikano
Autore: Pietro De Sarlo
Editore: Europa (Edificare universi)
Data di uscita: 22 novembre 2016
Pagine: 204; prezzo: 9, 49 (ebook); 12, 67 (cartaceo)
ISBN-10: 8893840391

Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell’Appennino lucano, viene sconvolto dall’arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l’Ammerikano.

Wilber Boscom, l’ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni. Ma appena l’uomo approda nel piccolo centro all’ombra dei pozzi di petrolio della Val D’Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista. 
La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un’Italia che non c’è più. Che crediamo non ci sia più…


domenica 14 maggio 2017

{ Review Party } "Le mamme ribelli non hanno paura" di Giada Sundas


Buongiorno lettori, 
oggi festeggiamo insieme la Festa della mamma con una chiacchierata sul libro "Le mamme ribelli non hanno paura" di Giada Sundas, giovane mamma seguitissima sui social.
In fondo alla pagina vi aspetta una sorpresa, insieme ai link degli altri blog di questo Review Party!


"Mi sono accorta che gli insegnamenti più significativi te li ho trasmessi mentre non ti stavo insegnando nulla, perché per fare il genitore non bisogna fare, basta essere."

Trama.

Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro il suo, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la tenerezza di un gioco improvvisato con una mollica di pane, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché sono loro a insegnare che anche sbagliando si può volare, anzi, si vola ancora più in alto.

Perché leggerlo?

Il libro di Giada mi ha molto colpito, perché è vero quello che dice di lei Matteo Bussola, scrittore del bellissimo "Notti in bianco, baci a colazione": lei ha uno stile di scrittura molto naturale che emoziona il lettore e lo coinvolge lasciandolo in uno stato emotivo indefinibile, tra la commozione e l'ilarità. 
Pagine e pagine ricche di tenerezza, dubbi e battute per sdrammatizzare la situazione di neo genitori che brancolano nel buio, nel "disperato tentativo" di fare un buon lavoro. 
"Le mamme ribelli non hanno paura" è un romanzo che insegna a perdonarsi, perché nessun genitore ha un libretto di istruzioni che gli dia le dritte per diventare il migliore, per fare sempre la cosa giusta. E allora come fare? 
Giada ci racconta la sua esperienza, le sue sensazioni, gli errori che ha commesso con Mya, e le sue parole svolgono un'azione calmante perché rendono tutto estremamente normale. 
E infatti il messaggio principale che trasmette questo romanzo è che il mestiere di mamma (e papà) si impara solo cercando di allevare un figlio nel migliore dei modi, ed è ammesso sbagliare, non è mica un dramma!
Se siete mamme, lo sarete o volete diventarlo, vi consiglio di leggere "Le mamme ribelli non hanno paura" per imparare a non prendervi troppo sul serio e a ridere di voi stesse; ma vi suggerisco questa lettura anche se siete papà, perché nel racconto Moreno, il compagno di Giada, ricopre un ruolo importantissimo, e dimostra quanto, per alcune persone, diventare ed essere genitore sia la cosa più naturale del mondo.
E leggetelo anche se non rientrate nelle categorie citate sopra, vi assicuro che occhi lucidi e risate sono garantiti!



"Non so se sarò pronto mai 
prova a esser pronto tu per noi"


*****

NON PERDETEVI LE ALTRE RECENSIONI! ECCO L'ELENCO DEI BLOG COINVOLTI, 
VI BASTERA' CLICCARCI SOPRA! 







lunedì 3 aprile 2017

"Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici - Intervista all'autrice

Buongiorno lettori, 
dopo qualche giorno di assenza per un viaggio a Barcellona, ritorno attiva sul blog con tanti bei contenuti! 
Oggi vi propongo un'intervista all'autrice di "Nessuno può fermarmi" (trovate qui la recensione), Caterina Soffici. È stato un piacere poterle porre delle domande, e leggendo le risposte vi accorgerete di quanto la scrittrice sia instancabile e piena di passioni.



“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla” 
Questa frase di George Santayana, filosofo spagnolo, è impressa nella mia mente da tempo, e da quando ho letto il tuo libro è tornata a fare capolino tra i miei pensieri. La tragedia che hai raccontato è in parte colpa della “paura dello straniero”, un problema che oggi più che mai tiene sotto scacco la nostra società. Qual è il messaggio che volevi trasmettere ai tuoi lettori?

“Infatti, io racconto come si costruisce la figura del nemico, dello straniero. Diamo sempre per scontato che viviamo in un tempo di pace e di amicizia tra i popoli, ma in verità le cose possono cambiare molto velocemente, come è capitato in passato e come racconto nel mio libro. Bisogna stare attenti a maneggiare certi spauracchi, perché come cito anche nel libro, siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Quella volta gli stranieri eravamo noi, e potremmo tornare ad esserlo!". 

Nella vicenda del naufragio dell’Arandora Star ti sei imbattuta per pura casualità, ma cosa ti ha spinto a studiarne i dettagli per poi parlarne in un romanzo?

“Questo romanzo è venuto a cercarmi, come i suoi personaggi. Ho visto una targa che commemorava le vittime della tragedia nella chiesa di St Peter a Londra e ho subito capito che quella storia andava scritta come un romanzo. Perché volevo ridare vita a quella vicenda e a quelle persone. E non c’è modo migliore di un romanzo per suscitare emozioni, creare compassione, dare uno spessore a una vicenda che ha molti aspetti e sfaccettature. 
Si indaga sull’amicizia, sull’amore, sul senso di colpa, sull’identità, sulla memoria". 

I protagonisti e la loro caratterizzazione sono uno dei punti di forza del tuo romanzo. 
Flo e Bartolomeo sono i miei preferiti perché li ho trovati perfetti nonostante le loro profonde debolezze. Come si sono fatti strada nella tua immaginazione?

“Come dicevo prima, sono venuti loro da me. Credo che succeda a molti scrittori. Non sei tu a scegliere i personaggi, ma loro a scegliere te. Flo mi è venuta a cercare dopo il mio primo incontro con una signora oggi 92enne, figlia di una delle vittime. Ho visto lei e ho visto Flo. Il ragazzo non ha una genesi così netta, ma una mattina, quando ho aperto il computer per mettermi a scrivere, l’ho trovato lì, che mi aspettava". 

Dal 2010 abiti a Londra. Negli ultimi tempi hai avvertito dei cambiamenti nel comportamento nei confronti degli immigrati?

“Il voto su Brexit non ha ancora cambiato niente formalmente, ma è successo qualcosa che sarà difficilmente sanabile. Niente sarà più come prima, mi aveva detto Hanif Kureishi, che abita vicino a me e ci incontriamo spesso al supermercato a fare la spesa. Ricordo che mi disse questa frase il giorno prima del referendum. E aveva ragione. Si è creato un sentimento che a Londra era sconosciuto: il noi e il voi. Noi inglesi, voi stranieri. Sono stati sdoganati atteggiamenti e comportamenti che solo un anno fa sarebbero stati inconcepibili. Tipo, in metropolitana sentire qualcuno che sbotta: questi polacchi, non stanno in coda. Forse lo pensavano anche prima, ma non l’avrebbero mai detto e soprattutto non l’avrebbero mai riferito a una nazionalità in particolare. Polacchi, italiani o turchi, fa lo stesso”. 

Credi che le parole abbiano il potere di cambiare la vita delle persone e per questo collabori con la fondazione Ministry of Stories che ha l’obiettivo di insegnare a bambini e ragazzi l’importanza del racconto. Questa esperienza ha in qualche modo influenzato la tua scrittura?

“L’unico modo per sconfiggere l’ignoranza, da cui nascono i pregiudizi, il razzismo, la paura del diverso è avvicinare i giovani ai libri, alle parole. La creatività è uno strumento potentissimo in questo senso. Può essere una vera medicina per curare i mali sociali di cui parliamo. Mali sociali e anche disagi personali, che spesso poi le due cose vanno a braccetto. E vedo che i risultati ci sono”. 

Alla lettura io associo sempre la musica. C’è qualche brano che ti ha tenuto compagnia durante la stesura di “Nessuno può fermarmi”? Se la risposta è no, che metodi hai usato per concentrarti o ritrovare l’ispirazione nei momenti di blocco creativo?

“In genere ascolto musica a caso, metto le cuffiette e una playlist, ma senza farci troppo caso. Lo faccio per isolarmi dal contorno, perché con la vita che faccio mi capita di scrivere in vari luoghi, anche molto rumorosi. Con questo libro invece è stato diverso: mi sono fissata con La Traviata, che faccio cantare a Margherita quando cucina. E’ diventata un mantra, quando iniziavo a scrivere avevo bisogno di sentire la voce della Callas. 
L’altra cosa per me è il nuoto. Cerco di andare in piscina appena posso. A Londra ho trovato una piscina riscaldata all’esterno, dove nuoto anche d’inverno. La prima volta che ho visto gli inglesi nuotare a dieci gradi ho pensato che fossero mezzi matti. Adesso sono mezza matta anche io, perché lo trovo normalissimo. Anzi, necessario. Flo e Bart hanno nuotato insieme a me e chissà quanti chilometri si sono fatti. Il nuoto per me è una forma di meditazione, ti libera dai pensieri, schiarisce la mente e quando mi incastravo su qualche passaggio o non avevo le idee chiare, immergermi nell’acqua e procedere senza rumori intorno ma solo seguendo il rumore del mio respiro mi è stato indispensabile”. 

Avete visto? Abbiamo davvero parlato di tutto: storia, società, scrittura e musica...e ora vi lascio con un'aria de La Traviata, "Amami Alfredo", cantata dalla divina Maria Callas.



"Sarò là, tra quei fior, presso a te sempre.
Sempre, sempre presso a te!
Amami, Alfredo,
Quant'io t'amo!"


venerdì 24 marzo 2017

"Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un romanzo particolare, che racconta una storia sconosciuta ai più: è "Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici, giornalista e scrittrice che vive a Londra. 


"I silenzi sono il peggior nemico delle relazioni umane, adesso lo so ."


Trama.

Bartolomeo, stralunato e gentile studente di filosofia, trova sul fondo di un cassetto una lettera indirizzata a sua nonna Lina: poche righe "Disperso, presunto annegato" che smentiscono la storia famigliare di nonno Bart morto al fronte. Nessuno è in grado di dirgli di più, su quel nonno del quale porta il nome ma che non ha mai conosciuto. Non la nonna, che si è spenta da poco; non suo padre, che nulla sa né sembra interessato a sapere. Le tracce che affiorano lo guidano a casa di Florence, una magnifica vecchia signora inglese che frequentava i suoi nonni a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani di Londra. Lei sembra sapere molte cose, anche se per qualche motivo non vuole parlare. Mentre Bartolomeo inizia la sua ricerca della verità, Florence riprende per lui i fili del passato. Riaffiorano l'amore per Michele e l'amicizia con Lina e Bart, e la vita di Clerkenwell, l'allegria operosa dei caffè, i canti e la musica, la folla della processione della Madonna del Carmelo, le serate danzanti. Finché Bartolomeo e Florence partono per un viaggio che li condurrà a illuminare un episodio caduto nell'oblio: il naufragio dell'Arandora Star, carica di internati italiani e silurata dai tedeschi. Nella tragedia del 2 luglio 1940 annegano in 446, civili deportati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all'Inghilterra, vittime innocenti del sospetto e della xenofobia. Bartolomeo e Florence sottraggono al silenzio le storie di quelle vite spezzate, e avanzano stretti l'uno all'altra, un ragazzo che si fa uomo e una vecchia che ritrova la tenacia della giovinezza, verso l'ultima incredibile rivelazione.

Perché leggerlo?

Durante gli anni di università i libri di storia mi hanno fatto compagnia innumerevoli volte, tra gli esami di contemporanea e quelli di relazioni internazionali. Ma in nessuno avevo mai letto del naufragio dell'Arandora Star, tragedia avvenuta durante la Seconda guerra mondiale che ha avuto come protagonisti i membri della comunità di emigrati italiani in Gran Bretagna. 
A Caterina Soffici va quindi riconosciuto il merito di aver scritto una storia che punta i riflettori su un episodio poco noto, ma che vale la pena approfondire, soprattutto in questo periodo in cui il termine "immigrato" sembra fare un po' paura a noi italiani.
La forza di questo racconto sta proprio nel fatto che l'autrice abbia romanzato la vicenda, abbellendola con la creazione di personaggi dolci e fragili. È un libro che definirei "poetico" perché racconta di sentimenti forti e ha il pregio di non appesantire il cuore di chi lo legge, ma al contrario, lo arricchisce e intenerisce.
Il dramma dell'Arandora Star viene descritto in modo approfondito, così come viene rappresentato dettagliatamente il clima che si era creato in seguito alla dichiarazione di guerra. Un momento prima gli italiani erano l'allegra comunità che popolava Little Italy, un attimo dopo si erano trasformati in nemici, sospettati di essere fascisti e spie.
A questa brutta vicenda viene però affiancata la bellezza della nascita di un legame, quello tra Florence e Bartolomeo. L'amabile vecchietta inglese troverà nell'aiutare Bartolomeo un modo per guardare al futuro, una ragione per non attendere svogliatamente la fine dei suoi giorni. Bartolomeo invece grazie a lei scoprirà cosa significa avere accanto a sé una persona che si preoccupa per lui, che in fondo è solo un ragazzo sensibile schiacciato dalla forte personalità del padre.
Vi consiglio la lettura di "Nessuno può fermarmi" perché a fatti realmente accaduti e scomode verità mischia storie di amicizia, amore e speranza. Ma soprattutto perché fa riflettere sulla paura dell'altro, sulla percezione dello straniero...cosa c'è di più attuale?



"Nessuno può fermarmi quando mi accendo
Nessuno può capire quello che ho dentro
perché i consigli lo sai, non si ascoltano mai
e puoi seguire solo il tuo Istinto..."


mercoledì 15 marzo 2017

"Consigli pratici per uccidere mia suocera" di Giulio Perrone


ebook 9,99 €
cartaceo 18,00 €

Uscita:  9 marzo 2017

Leo era sposato con Marta – seducente, comprensiva, i piedi ben piantati per terra – e con lei aveva un sogno, aprire una libreria. Poi ha conosciuto Annalisa – tenerissima, vitale, lo sguardo sempre rivolto al futuro – e ha mandato all'aria il suo matrimonio, iniziando con lei una nuova vita che sembrava finalmente appagarlo. Ma mettere radici non è il suo forte, tantomeno fare scelte definitive e impegnarsi troppo a lungo in qualcosa. Lo sa chiaramente, eppure non riesce a essere diverso. Così ha sentito Marta al telefono, si sono rivisti, hanno fatto l'amore, e adesso Leo si ritrova nella paradossale situazione di avere come amante… la propria ex moglie.Dividersi tra due donne che ti vogliono per sé e che si odiano può essere eccitante, ma alla lunga diventa una discesa infernale tra bugie, scuse improbabili, sensi di colpa e la consapevolezza di stare rimandando, insieme alle decisioni importanti, anche la possibilità di realizzare i propri sogni. Per Leo è arrivato il momento di scegliere – già, ma quale delle due? – e di certo non lo aiuta avere come unici modelli un padre che ha il vizietto del gioco e racconta d'essere stato la controfigura di Dustin Hoffman nel Laureato, e un datore di lavoro che lo assilla per sapere in che modo eliminare la propria suocera…

venerdì 3 marzo 2017

"Qualcosa" di Chiara Gamberale - 5 ragioni per leggerlo!

Buon venerdì amici,
voglio regalarvi un weekend di spensieratezza, dunque vi propongo la lettura di "Qualcosa" di Chiara Gamberale. 





"Ricorda, Principessina: tutto quello che ti serve per riempire la tua vita è robaccia, è acqua sporca. Tutto quello che la tua vita accoglierà, perché le capita e perché comunque le starebbe bene anche essere vuota, è invece roba buona, acqua pulita."


Trama.

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… 


5 ragioni per leggerlo...


  • È una favola. Questo genere non è adatto solo ai bambini, ma anche ai più grandi che spesso hanno bisogno di messaggi semplici, che colpiscano nel vivo, per rendersi conto di ciò che non va nella loro vita e trovare una soluzione, col sorriso sulle labbra.

  • La morale. L'avventura di Principessa Qualcosa di Troppo insegna a non accontentarsi, a smettere di colmare il vuoto che a volte sentiamo dentro con insulse relazioni o effimere emozioni. Dobbiamo affrontare la vita così come viene: dolore, amore e amicizia renderanno la nostra esistenza degna di essere vissuta.
"È il puro fatto di stare al mondo la vera avventura"

  • I personaggi. Ognuno di loro è indispensabile ai fini del racconto, dai genitori della Principessa, ai suoi pretendenti, ma i protagonisti indiscussi sono Qualcosa di Troppo e Cavalier Niente. La loro amicizia, i lori comportamenti e le loro parole, sono la chiave di lettura dell'intero racconto.


  • Le illustrazioni. Tuono Pettinato rende "reali" i meravigliosi personaggi creati dalla penna dell'autrice e questo contribuisce a rendere il libro ancora più bello, colorato e brillante. I disegni sono da guardare e riguardare...vi assicuro che ne rimarrete rapiti!

  • Lo stile di Chiara Gamberale. Avete presente la canzone "Spaccacuore" di Samuele Bersani, quando dice "Spara dritto qui"? Ecco, Chiara ha una mira infallibile e arriva al cuore di noi lettori, con dolcezza. Anche in questo libro ci chiede di metterci in discussione, ma allo stesso tempo, ci fa sentire al sicuro, garantendoci che c'è un rimedio per tutto. Le sue parole sono come una carezza in un momento buio, ma servono anche da monito per ricordarci di evitare di condurre una vita piatta e inseguire sempre ciò che ci rende felici.

A un certo punto della storia, la Principessa Qualcosa di Troppo, devastata dal dolore, ha paura perché non sente più niente, e in quel momento ho pensato alla canzone "Fango" di Jovanotti e credo proprio che sia perfetta per descrivere la situazione vissuta dalla protagonista.




"E l'unico pericolo che senti veramente
E' quello di non riuscire più a sentire niente
Di non riuscire più a sentire niente

 Il battito di un cuore dentro al petto
La passione che fa crescere un progetto
L'appetito la sete l'evoluzione in atto
L'energia che si scatena in un contatto

Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo
Io lo so che non sono solo
E rido, E piango
E mi fondo con il cielo
E con il fango"



mercoledì 22 febbraio 2017

"Di fiato, d’amore e vento" di Pasquale Capraro



Di fiato, d’amore e vento di Pasquale Capraro

Edizioni Cinquemarzo

Copertina flessibile
11, 80 €

Ferruccio, blogger e socio di una piccola emittente televisiva, vuole sapere cosa si nasconde dietro la morte misteriosa del grande scrittore da lui intervistato e scoprire il contenuto del suo ultimo lavoro incompiuto. Grazie alla collaborazione di un’amica giornalista, scopre l’esistenza di una società segreta risalente a un’antica setta egizia. Inconsapevolmente, la donna sarà il filo conduttore della vicenda e la chiave di accesso per svelare un antico mistero risalente al rito funebre di un faraone della diciottesima dinastia. Ma il destino, si sa, è imprevedibile, come l’amore…


venerdì 10 febbraio 2017

"Sono cose da grandi" di Simona Sparaco

Buongiorno amici, 
è venerdì e vi voglio consigliare una splendida lettura per il weekend. 
"Sono cose da grandi" di Simona Sparaco merita tutta la vostra attenzione perché è una lettura che io paragonerei a un abbraccio: fa sentire compresi e al sicuro, e riscalda il cuore ormai reso freddo e quasi insensibile dal male che ci circonda.




Trama.

È possibile spiegare a un bambino l'esistenza del male? Con voce intensa, precisa, intima, una madre guarda dentro di sé per cercare una risposta.
«Questa lettera ha inizio nell'estate dei tuoi quattro anni. Quando le mie paure si sono schiuse davanti alle immagini di una strage. Poco dopo la Terra ha tremato. E anche io sono stata contagiata da quel tremore, perché l'ho avvertito in te.»

Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo «sono cose da grandi» non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza. In questo tempo incerto e minaccioso, una madre prova a decifrare il mondo per suo figlio, reinventandolo attraverso i giochi e le storie che crea ogni giorno per lui.

Perché leggerlo?

Mi sono presa la briga di contare quanti segnapagina ho usato in questo libro. Sono 10 e mi ricordano che ho sottolineato altrettante frasi che mi hanno colpita e commossa. Sì, perché sin dalle prime pagine del libro, i miei occhi si sono riempiti di lacrime pensando al bene sconfinato che una mamma prova per il proprio figlio.
In questo libro Simona Sparaco mostra i limiti che ognuno di noi ha; parla di paure, amore, vita, famiglia, desideri e coraggio, ma anche degli errori che, inevitabilmente, si commettono. 
È uno sfogo nel quale ci possiamo riconoscere tutti e, leggendolo, viene voglia di circondare l'autrice in un tenero abbraccio e rassicurarla sul fatto che andrà tutto bene. Per lei, per Diego e per noi.
Ho amato la scrittura di Simona perché sembra quasi di ritrovarsi in una delle tante storie che lei inventa per suo figlio Diego, per spiegargli come va il mondo: è un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo disarmante.
In "Sono cose da grandi" è racchiusa quella che per me è la chiave di lettura della vita intera: l'amore. 

L'amore, invece, è una sorta di convertitore. Un laser che ingigantisce tutto e ci rende capaci di gesti enormi. Come la solidarietà espressa attraverso qualsiasi forma di aiuto. O gli abbracci in cui riprendi fiato. Le schegge di memoria che donano un perché al nostro vivere, e anche al morire.

Tutti noi dobbiamo ricordarci, e ricordare ai nostri figli, che questo sentimento puro e bellissimo illumina la nostra esistenza e rende sopportabili i momenti di dolore. 
È l'amore che spinge i volontari a prendersi cura dei terremotati, è l'amore che guida i soccorritori che aiutano i migranti. È sempre l'amore a tenere unito ogni tipo di famiglia (ho adorato le pagine che l'autrice ha dedicato al tema!) e a renderci capaci di diventare le persone che abbiamo sempre voluto essere. 
E, infine, è con le unghie e con i denti che dobbiamo difendere l'amore per la vita, che rischia di essere oscurato dalle violenze e dagli attentati che minacciano di paralizzare la nostra quotidianità. 

Il libro di Simona Sparaco è uno di quelli da avere nella propria libreria, da rileggere ogni volta che la nostra fiducia nel mondo viene meno.

E la scelta musicale non è casuale...



I hear babies cry
I watch them grow
They'll learn much more
Than I'll never know
And I think to myself
'What a wonderful world!'
Yes, I think to myself
'What a wonderful world!'


mercoledì 8 febbraio 2017

Blogtour Cuori in viaggio - "Tienimi vicino" di Megan Hart


Buongiorno lettori, 
oggi il blog ospita la tappa di Cuori in viaggio (qui trovate il calendario), e così ho deciso di parlarvi di un libro davvero intenso, "Tienimi vicino" di Megan Hart , edito da HarperCollins Italia.



"Anche le cose brutte fanno di te la persona che sei"

Trama.

Effie e Heath sono personaggi molto conosciuti, non per qualcosa che hanno fatto, ma per ciò che è successo loro quando erano piccoli. Segregati e abusati dallo stesso uomo per diversi anni, i due ragazzi hanno trovato conforto l'uno nell'altra sino a quando non sono riusciti a fuggire dalla loro prigione e l'aguzzino non è stato arrestato.

Ora sono due adulti che cercano di andare avanti con le proprie vite. Effie pensa che sia arrivato il momento di cercare di avere una relazione "normale", e Heath non è l'uomo giusto, perché il solo guardarlo in faccia è un salto in quel passato buio e angoscioso. Per questo cambia uomini nello stesso modo in cui si cambia d'abito tutti i giorni. Heath, invece, è da sempre innamorato di Effie, per lui non potrà mai esserci un'altra donna. Inoltre, è convinto che entrambi potranno andare avanti con le proprie vite solo dopo aver affrontato e sconfitto il passato che li accomuna. Una nuova crisi, però, è pronta a scagliarsi contro di loro, tanto che Effie teme che non ritroverà mai un suo equilibrio se non tornando nella casa dove la storia ha avuto inizio e Heath dovrà essere al suo fianco.

Perché leggerlo?

Ve lo dico sin da subito, "Tienimi vicino" è una lettura forte e struggente. Non è una favola, non si tratta di ragazzini teneramente innamorati, ma l'Amore, quello vero, è presente e percepibile in ogni pagina.
Non potete lasciarvi sfuggire la storia di Effie e Heath: ogni volta che pensavo di aver capito il passato dei protagonisti, mi ritrovavo davanti ad ulteriori tragiche rivelazioni. 
Ho amato Heath e il suo essere inevitabilmente innamorato di Effie, per cui, di conseguenza ho odiato chiunque abbia cercato di denigrarlo e accusarlo di essere una persona troppo disturbata per meritare l'amore di Felicity (Effie). Proprio quest'ultima, a volte, è stata il suo peggior nemico. Segnata profondamente da ciò che ha vissuto, per gran parte del libro cerca disperatamente di opporsi ai sentimenti che prova, tentando di vivere una vita che non le si addice.
Non vi rivelerò ulteriori dettagli, perché il romanzo di Megan Hart merita di essere assaporato pagina dopo pagina. Soffrirete con Effie e Heath, vi arrabbierete per gli stupidi comportamenti che avranno, e proverete tenerezza nei confronti di Polly, la figlia di Felicity. È la storia di una lotta contro i demoni del passato, che ti rubano l'anima, quelli che ti lasciano vuoto dentro, e che sono difficili da sconfiggere. I protagonisti riusciranno a superare il dolore e andare avanti con le loro vite? Non vi resta che scoprirlo! 
Intanto ecco la canzone perfetta per questa storia...



"When you feel my heat
Look into my eyes
It’s where my demons hide
It’s where my demons hide
Don’t get too close
It’s dark inside
It’s where my demons hide
It’s where my demons hide"

lunedì 16 gennaio 2017

{ Blogtour } "Della stessa sostanza dell'amore" di Biagio Veneruso


Buongiorno cari lettori,
se seguite i bellissimi blog "Una Rosa Per Amica" e "Scaffali da riscrivere", avrete già avuto modo di leggere le interessantissime tappe dedicate al libro "Della stessa sostanza dell'amore" di Biagio Veneruso, in caso contrario correte a recuperare!

Oggi io vi parlerò del libro, ma soprattutto del protagonista, Matteo...e state attenti, perché in fondo al post, troverete una sorpresa! 


Prezzo: Ebook € 2.99, 
Cartaceo € 14.99
Blog dell'autore: bit.ly/StreetlibLibro
Ebook su: Streetlib (bit.ly/StreetlibLibro), Amazon, IBS, LaFeltrinelli, Mondadori.

Trama.

A vent’anni, in piena crisi economica, Matteo conduce una vita “comoda”, fatta solo di svaghi, circondato da una schiera di amici a lui devoti e non ha particolari propositi per il futuro se non quello di continuare a divertirsi.
Un giorno assiste, per caso, ad un episodio inquietante che gli rivela una difficile situazione familiare, tale da mandare in frantumi quel microcosmo felice costruito anche grazie al benestare dei genitori.

Da quel momento il ragazzo inizia un percorso di cambiamento durante il quale conosce Flavia: l’amore per lei ha il potere di liberare la sua vera personalità che, però, nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi di tutti, lo porta a commettere una serie di errori fatali. Matteo è costretto ad andar via, inizia una nuova vita ma, quando sembra che abbia trovato la sua dimensione, il richiamo del cuore lo costringe a fare i conti con un passato che, per vergogna e frustrazione, aveva frettolosamente accantonato.Tornato a casa, riceve subito una notizia che proprio non si aspettava… 

L'autore:

Biagio ha 32 anni, è napoletano di origine ma risiede a Milano, la città in cui ha scelto di vivere. Laureato in giurisprudenza, scrive da sempre nel tempo libero e quando ne avverte la necessità, traendo ispirazione dalle proprie esperienze personali, in parte riunite in questo primo romanzo.
Scopri anche la pagina Facebook dedicata Della stessa sostanza dell'amore con tanti altri contenuti, foto e commenti.

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III° tappa - All'interno del cuore di Matteo 

“Vedendo suo padre, con gli occhi lucidi, ritrovare magicamente la parola e raccontare con entusiasmo i suoi ricordi di quando era piccolo; sua madre, che sembrava stesse parlando con una vecchia amica, risfoderare il suo sorriso in presenza di Flavia e, quest’ultima, a proprio agio, nonostante la stessero bombardando di chiacchiere, Matteo si alzò dalla sedia e fece due passi indietro. Per inquadrarli bene e immortalare quella magnifica scena, come se avesse una macchina fotografica al posto degli occhi. Le persone che più amava erano davanti a lui, serene, insieme. Pensò che li avrebbe voluti vedere sempre in quel modo e, così, pregò Dio di dargli la possibilità di fare qualcosa di concreto per tutti e tre.”

Matteo non aveva particolari ambizioni per se stesso. Ma quando scopre l’amore e viene a conoscenza dei problemi della sua famiglia, fa proprio il sogno di Flavia e, nello stesso tempo, cerca di includere i suoi genitori in quello stesso sogno, ovvero avviare un agriturismo. Matteo elabora un piano perfetto, con tanto di progetto architettonico, preventivi e distribuzione dei ruoli. Manca, però, la cosa più importante: il capitale da investire. La sua famiglia, già provata da anni di crisi, non se la sente di appoggiare l’idea del ragazzo che, da parte sua, non perde la speranza e cerca altre vie, finendo però nella rete di uno strozzino.

“Matteo accettò. Il dolore, insieme alla paura che aveva maturato per O’ Pesante, non gli fecero avere l’ardire di rifiutarsi. Arrivò a pensare che lo chiamassero così perché aveva la mano pesante e non per il suo fisico pelle-ossa. Fu rassicurato dallo sciacallo per il pagamento della sua quota d’ingresso al torneo della Befana e andò via, tenendosi la spalla in una mano.

Era finito nella trappola micidiale del gioco d’azzardo e poi nella morsa dei ricatti di uno strozzino di professione. Era sprofondato in un imbuto malefico senza rendersene conto. Chiamò un paio di vecchi compagni del Bunker, con l’intenzione di raccogliere informazioni su di lui. Sentì parlare di minacce, percosse, gente che si era rovinata per colpa sua, padri di famiglia cacciati di casa dalle mogli, piccoli imprenditori falliti, pensionati picchiati brutalmente. Matteo rabbrividì. Solo allora realizzò in quale guaio si fosse cacciato.

D’altra parte, la vergogna gli impedì di raccontare tutto, di denunciare e, finanche, di sfogarsi con qualcuno. Aveva paura di dare l’ennesimo dispiacere a sua madre, di perdere la loro fiducia in maniera irrimediabile e, soprattutto, aveva paura di perdere Flavia.

- Oddio! E se viene a bussare qui? Se viene a chiedere i soldi a papà? Potrebbe far del male pure a loro! – si tormentava terrorizzato.

Trascorse la notte senza riuscire a prendere sonno, in preda a violenti attacchi di tosse e conati di vomito. All’alba s’affacciò al balcone di casa sua. Guardò in basso e, per un attimo, un desiderio di pace gli passò per la testa. Rientrò in casa richiamato dal suono della sveglia che proveniva dalla stanza di sua madre, impostata alle 6.00 del mattino per andare a lavoro. Ne sarebbe uscito. Da solo. Non c’era alternativa. Si ripeté questo nella sua testa, come un karma, fino ad addormentarsi.”

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lunedì 22 agosto 2016

"La figlia perfetta" di Amanda Prowse

Buongiorno lettori,
durante questi giorni di vacanza ovviamente non ho smesso di leggere, ma anzi, ho cercato di recuperare alcune delle letture che a causa di lavoro ed impegni, non avevo potuto fare al momento della loro uscita.
"La figlia perfetta" è una di esse, ed è un libro che mi aveva colpito per la sua bellissima copertina. Ve ne parlo un po'!




"La vita non è mai perfetta", disse lui
"Penso di averlo capito. Ho anche realizzato che non deve esserlo, perfetta, l'importante è solo essere felici"



Trama.
Molto tempo fa Jacks Morgan aveva dei sogni. Voleva un lavoro importante che le permettesse di viaggiare per il mondo. Desiderava una grande casa, un portico dove trascorrere lunghe notti osservando il cielo stellato con un uomo che la rendesse felice. Ma la vita aveva altri piani per lei. E così, prima è arrivata Martha e poi Jonty che adesso, una in piena adolescenza e l’altro di appena otto anni, non sono proprio facili da gestire. Poi sua madre si è ammalata di Alzheimer e si è trasferita da loro. Ora i soldi sembrano non bastare mai e tutto sta lentamente implodendo. Jacks ha abbandonato i suoi sogni per prendersi cura della famiglia. Forse però se riuscirà a garantire a sua figlia un futuro brillante, ogni sacrificio avrà un senso… Ma sarà veramente così?

Perché leggerlo?

Devo essere sincera, inizialmente ho pensato che la storia di questo libro parlasse di una donna capricciosa, che non faceva altro che lamentarsi della sua vita, e davo per scontato che avrebbe tradito il marito, per poi tornare da lui con la coda tra le gambe. Ecco, niente di più sbagliato.
Il romanzo di Amanda Prowse è tutto tranne che banale e tratta di argomenti dolorosi con una delicatezza che tocca le corde del cuore del lettore.
Protagonista assoluta è Jacks, una donna insoddisfatta della realtà che vive e che viene logorata giorno dopo giorno dalle azioni abitudinarie che è costretta a compiere quotidianamente. 
Per quasi metà libro la odierete, come ho fatto io, ma poi comprenderete che si tratta di una moglie e una madre che in realtà non è mai cresciuta davvero e che è rimasta ancorata a ricordi di gioventù e sogni infranti. Si rifugia nelle fantasticherie riguardanti il suo primo amore Sven, non apprezza la positività e l'estrema bontà e accondiscendenza del marito Pete e ripone in sua figlia Martha le speranze di un futuro brillante a cui lei ha dovuto rinunciare. Inoltre non ha superato il lutto per la perdita del padre, che adorava, e si ritrova ad accudire la madre malata alla quale non si è mai sentita legata.
Questo tragico quadro della situazione, pagina dopo pagina, peggiorerà (ahimè!), ma vi garantisco che il finale sarà perfetto e commovente e metterà la protagonista nella condizione di comprendere il vero senso della vita.
"La figlia perfetta" è veramente un libro che tutti dovrebbero leggere e vi consiglio di fare particolare attenzione alle ultime righe perché contengono un prezioso insegnamento!



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