Recensione - "Parla, mia paura" di Simona Vinci

Buon lunedì lettori!
La lettura di cui vi parlerò oggi è stata "dolorosa" perché parla di un problema che spesso viene taciuto, ma che in realtà è parte integrante della vita di molti di noi. Mi riferisco all'ansia, agli attacchi di panico e alla depressione. Simona Vinci in "Parla, mia paura" racconta la sua storia, ma è impossibile non sentirla anche come nostra.


"Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura, descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla."

Trama.

Simona Vinci si immerge nella propria paura e cerca un linguaggio per confessarla. L'ansia, il panico, la depressione spesso restano muti: chi li vive si sente separato dagli altri e incapace di chiedere aiuto. Ma è solo accettando di «rifugiarsi nel mondo» e di condividere la propria esperienza che si sopravvive. La stanza protetta dell'analista e quella del chirurgo estetico, che restituisce dignità a un corpo di cui si ha vergogna, l'inquietudine della maternità, la rabbia della giovinezza, fino allo strappo iniziale da cui forse tutto ha avuto origine.
Scavando dentro sé stessa, Simona Vinci ci dona uno specchio in cui rifletterci. Si affida alle parole perché «le parole non mi hanno mai tradita». Perché nella letteratura, quando la letteratura ha una voce così nitida e intensa, tutti noi possiamo trovare salvezza.

Perché leggerlo?

Ho scoperto questo libro leggendo un post di Matteo Bussola (lo potete trovare qui), autore molto sensibile che si divide tra famiglia, lavoro e scrittura, e che ha un profilo facebook molto seguito. 
Bussola non poteva dare consiglio migliore perché mi sono ritrovata a leggere un racconto bellissimo, uno "sfogo" che fa sentire il lettore meno solo, una storia che commuove.
Simona Vinci non cerca di indorare la pillola, ma descrive le sue sensazioni e i suoi pensieri con estrema durezza e realismo.
Alcune pagine sono state davvero difficili da mandare giù, da accettare, perché il dolore che nascondevano le parole usate dalla scrittrice era troppo forte. È straziante sapere che ansia e depressione sono sempre lì in agguato: non puoi far nulla per prevenire il loro arrivo, devi combattere per tenerle il più lontano possibile e devi sforzarti per trovare una ragione per non lasciarti andare. E nulla possono fare i tuoi cari, se non starti vicino e mostrarti la loro comprensione.
"Parla, mia paura" non vuole assolutamente essere un piagnisteo, anzi, racchiude un grande messaggio di speranza, un invito a non arrendersi mai, a parlare del proprio disagio e a non vergognarsene. Sì, perché purtroppo nella nostra società la depressione e gli attacchi di panico vengono ancora visti come qualcosa da nascondere e tacere, a maggior ragione, quando si decide di andare in cura da uno specialista. Ma l'ignoranza va combattuta, proprio usando le parole tanto care a Simona.


Perché parlarne? Lascio la parola all'autrice...


"Eppure, ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla."



By Crooked Steps - Soundgarden


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