Recensione - "Nessuno può volare" di Simonetta Agnello Hornby

Buongiorno lettori,
per parlarvi del libro protagonista della recensione di oggi, devo prima raccontarvi un piccolo particolare della mia vita.
Chi di voi mi segue da tempo sa che nel 2016, per lavoro, ho trascorso qualche mese a Milano e che mi sono goduta tantissime presentazioni in libreria. È così che in un giorno di maggio, ho avuto il piacere di assistere  ala presentazione di "Caffè amaro" alla Feltrinelli di Piazza Duomo.


Simonetta Agnello Hornby - Feltrinelli Duomo

In quell'occasione, Simonetta Agnello Hornby, con le sue parole e il suo piglio deciso, mi ha conquistata. Ho scoperto di più sul suo passato, sulla sua professione e sulle attività che la vedono coinvolta.
Mi è subito venuto in mente che non mi sarebbe dispiaciuto per nulla diventare una donna così determinata e brillante. E con la lettura di "Nessuno può volare", la mia idea ha trovato ulteriore conferma. 


"Una volta asciugate le lacrime, chi voleva sarebbe stato il benvenuto ad aiutarmi ad andare avanti – dove non si sapeva con sicurezza, ma di certo lungo la strada ci saremmo divertiti il più possibile. In questi casi, prima si inizia, più strada si fa e più ci si diverte. Sembra strano, ma prima si piange e meglio è."  (George Hornby)

Descrizione.
Quando si nasce in una famiglia come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è “tutti normali, ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po’ ‘strane’”. Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza della cugina Ninì, sordomuta (“Ninì non parla bene,” si spiega agli estranei), dell’amata bambinaia ungherese Giuliana, un po’ zoppa, del padre con una gamba malata, e della “pizzuta” prozia Rosina, cleptomane – quando l’argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché “la zia non deve sentirsi imbarazzata”…

E poi naturalmente conosciamo George, sia attraverso le parole di sua madre – non è facile accettare la malattia di un figlio, eppure è possibile (la chiave sta proprio nel titolo: “nessuno può volare”) –, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi.

Perché leggerlo?

Il fatto che "Nessuno può volare" faccia parte di un progetto editoriale che intende raccontare la disabilità e che è stato declinato anche in un film documentario proposto su LaF (canale 139 di Sky), dovrebbe essere di per sé un motivo sufficiente per dedicarsi alla  sua lettura.  Ma io voglio fornirvene qualcuno in più...
In questo suo nuovo libro, troviamo una Simonetta a tratti fragile, smarrita, ma che tra mille difficoltà riesce a ritrovare la sua lucidità, quella "fiamma" che ho colto dentro di lei quando l'ho sentita parlare e che la contraddistingue.
È bello leggere della sua famiglia, della naturalezza con la quale lei e i suoi familiari trattavano le disabilità.
Ma poi, l'atmosfera cambia. Arriva il momento della diagnosi della terribile malattia: sclerosi multipla. Come cambierà la vita di George e quella della sua famiglia?
Lo scopriamo grazie al racconto a due voci di George stesso e di una Simonetta che impara pian piano a stargli vicino. Ci vengono spalancate le porte di un mondo che spesso non vediamo perché non ci tocca da vicino o che facciamo finta di non vedere per semplice disinteresse.
"Nessuno può volare" commuove, fa arrabbiare, stupisce e fa riflettere. È una lettura di cui non si può non apprezzare il messaggio positivo, ma che inevitabilmente ci lascia con l'amaro in bocca perché denuncia la situazione di diseguaglianza abissale in cui vivono le persone costrette ad usare la carrozzella o che hanno difficoltà motorie.
Eh no, non si può proprio mandar giù questo boccone amaro. Anzi, più che "non si può", sarebbe meglio dire "non si deve".

Il mio consiglio quindi è chiaro: vi invito a leggere 
"Nessuno può volare" e, a lettura conclusa, vi consiglio la visione dei video che trovate qui e che appartengono ad un vecchio progetto televisivo di Simonetta e George.

E che canzone può accompagnare la lettura? "Il Giorno di dolore che uno ha" di Luciano Ligabue. Godetevela!

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