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mercoledì 14 marzo 2018

Recensione - "La Splendente" di Cesare Sinatti

Buon mercoledì cari lettori!
Chi di voi mi segue da tempo sa che ho frequentato il liceo classico e che questa scelta fatta più di 10 anni fa mi ha segnata nel profondo. Ho avuto la fortuna di affrontare il mio percorso di studi sostenuta da magnifici professori e perciò sono rimasta molto legata a quello che ho imparato in quei bellissimi 5 anni. Adoravo studiare e non avevo una materia preferita in assoluto, ma avevo un debole per la filosofia e la letteratura greca e ancora oggi, quando vedo dei libri che toccano questi due argomenti, ecco che scatta in me la molla del "devo leggerli". 
Leggere "La Splendente" di Cesare Sinatti era quindi per me un dovere morale!


"L’eroe completo sceglie con saggezza, non si limita a far guerra ai suoi nemici."


Trama

«Non nascerà mortale più bello di lei», così profetizza Zeus, nei panni del cigno che feconda Leda; e così, con la nascita di Elena la Splendente, inizia questo romanzo che racchiude in sé tutto il cosiddetto «Ciclo troiano». Storie che arrivano da lontano, da teogonie e miti antichissimi che cantano il destino comune di dèi e uomini, per narrare una parabola funesta e accecante: il passaggio dall'età dell'oro a quella del ferro, la fine del tempo degli eroi. Storie che si intrecciano proprio in virtù della bellezza di Elena, la più desiderata, la più contesa e imprendibile. Ma Cesare Sinatti non si limita a riattualizzare i miti, allontana gli dèi e attenua il loro controllo sui destini individuali, intrecciando i modi dell'epica a quelli della tragedia (quella antica e quella moderna, da Euripide a Shakespeare), portando prepotentemente in scena l'umanità dei sentimenti e delle passioni dei protagonisti. Tolti alla fissità del mito, Odisseo, Agamennone, Menelao, Achille e Patroclo, ma anche Epipola, Clitemnestra, Penelope e molti altri ancora, emergono da queste pagine con estremo nitore...

Perché leggerlo?

Faccio una premessa: avevo da poco terminato la lettura del romanzo quando ho scoperto che l'autore è un giovane dottorando di filosofia nato nel 1991. È stato uno shock, per più motivi. In primis perché molti suoi coetanei, quando scrivono libri, generalmente producono scritti di dubbio spessore con frasi fatte, che strizzano l'occhio ad adolescenti in preda agli ormoni che sono poco interessati ad ampliare le loro conoscenze. Non è una polemica, è un dato di fatto. 
Sinatti, invece, stupisce doppiamente perché è un ragazzo che ha scritto un'opera transgenerazionale.
L'ho adorata io che sono sua coetanea, ma la possono apprezzare persone più mature che magari non hanno avuto modo di studiare letteratura greca nella loro vita e che ne sono incuriositi, o che vogliono fare un piccolo "ripasso"; e, secondo me, potrebbe incantare anche i ragazzi più giovani, che avrebbero, così, la possibilità di vedere i personaggi dei loro libri di testo da un altro punto di vista, alla prese con il loro lato più umano.
"La Splendente" ha poi il pregio di essere un romanzo in cui la narrazione è affrontata in maniera chiara e leggera, comprensibile e accessibile a tutti. La lettura vola davvero in un soffio e ci si ritrova alla fine, un po' malinconici, a dover salutare i protagonisti che hai avuto modo di conoscere nel profondo. Sì, perché l'autore ci racconta le storie mitiche di Elena, Menelao, Achille, Odisseo e tanti altri, non limitandosi all'esposizione dei fatti o 
delle loro imprese, ma cercando di dare loro una dimensione reale e umana. Ecco perché è inevitabile, per il lettore, sentirsi vicino ai personaggi, partecipi delle loro sofferenze. 
Leggere questo libro mi ha riportato indietro nel tempo, a quando le lezioni della prof di greco del liceo erano le uniche che non dovevo ripassare perché rimanevano ben impresse nella mia memoria. Per me i miti erano storie affascinanti che, per quanto a volte fossero distanti anni luce dalla realtà, contenevano sempre degli insegnamenti utili nella vita vera. Proprio a quell'epoca mi innamorai di una coppia protagonista di uno dei poemi del Ciclo Troiano, Penelope e Odisseo, e grazie a Cesare Sinatti, ho ritrovato tra le pagine il loro  grande amore che tanto mi aveva colpito da ragazzina.

Ti aspettavo,” aveva detto, “sei diventato più alto.”

Inizia così il loro percorso di vita insieme, che li vedrà sostenersi reciprocamente e affrontare sfide durissime, lontani, ma sempre vicini.

"La Splendente", però, non parla solo di amore, ma anche di amicizia, legami di sangue, dolore, rispetto, destino e gesta eroiche, e regala al lettore la possibilità di accostarsi ai miti in modo realistico. Consigliatissimo!

giovedì 9 novembre 2017

Recensione - "Nessuno può volare" di Simonetta Agnello Hornby

Buongiorno lettori,
per parlarvi del libro protagonista della recensione di oggi, devo prima raccontarvi un piccolo particolare della mia vita.
Chi di voi mi segue da tempo sa che nel 2016, per lavoro, ho trascorso qualche mese a Milano e che mi sono goduta tantissime presentazioni in libreria. È così che in un giorno di maggio, ho avuto il piacere di assistere  ala presentazione di "Caffè amaro" alla Feltrinelli di Piazza Duomo.


Simonetta Agnello Hornby - Feltrinelli Duomo

In quell'occasione, Simonetta Agnello Hornby, con le sue parole e il suo piglio deciso, mi ha conquistata. Ho scoperto di più sul suo passato, sulla sua professione e sulle attività che la vedono coinvolta.
Mi è subito venuto in mente che non mi sarebbe dispiaciuto per nulla diventare una donna così determinata e brillante. E con la lettura di "Nessuno può volare", la mia idea ha trovato ulteriore conferma. 


"Una volta asciugate le lacrime, chi voleva sarebbe stato il benvenuto ad aiutarmi ad andare avanti – dove non si sapeva con sicurezza, ma di certo lungo la strada ci saremmo divertiti il più possibile. In questi casi, prima si inizia, più strada si fa e più ci si diverte. Sembra strano, ma prima si piange e meglio è."  (George Hornby)

Descrizione.
Quando si nasce in una famiglia come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è “tutti normali, ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po’ ‘strane’”. Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza della cugina Ninì, sordomuta (“Ninì non parla bene,” si spiega agli estranei), dell’amata bambinaia ungherese Giuliana, un po’ zoppa, del padre con una gamba malata, e della “pizzuta” prozia Rosina, cleptomane – quando l’argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché “la zia non deve sentirsi imbarazzata”…

E poi naturalmente conosciamo George, sia attraverso le parole di sua madre – non è facile accettare la malattia di un figlio, eppure è possibile (la chiave sta proprio nel titolo: “nessuno può volare”) –, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi.

Perché leggerlo?

Il fatto che "Nessuno può volare" faccia parte di un progetto editoriale che intende raccontare la disabilità e che è stato declinato anche in un film documentario proposto su LaF (canale 139 di Sky), dovrebbe essere di per sé un motivo sufficiente per dedicarsi alla  sua lettura.  Ma io voglio fornirvene qualcuno in più...
In questo suo nuovo libro, troviamo una Simonetta a tratti fragile, smarrita, ma che tra mille difficoltà riesce a ritrovare la sua lucidità, quella "fiamma" che ho colto dentro di lei quando l'ho sentita parlare e che la contraddistingue.
È bello leggere della sua famiglia, della naturalezza con la quale lei e i suoi familiari trattavano le disabilità.
Ma poi, l'atmosfera cambia. Arriva il momento della diagnosi della terribile malattia: sclerosi multipla. Come cambierà la vita di George e quella della sua famiglia?
Lo scopriamo grazie al racconto a due voci di George stesso e di una Simonetta che impara pian piano a stargli vicino. Ci vengono spalancate le porte di un mondo che spesso non vediamo perché non ci tocca da vicino o che facciamo finta di non vedere per semplice disinteresse.
"Nessuno può volare" commuove, fa arrabbiare, stupisce e fa riflettere. È una lettura di cui non si può non apprezzare il messaggio positivo, ma che inevitabilmente ci lascia con l'amaro in bocca perché denuncia la situazione di diseguaglianza abissale in cui vivono le persone costrette ad usare la carrozzella o che hanno difficoltà motorie.
Eh no, non si può proprio mandar giù questo boccone amaro. Anzi, più che "non si può", sarebbe meglio dire "non si deve".

Il mio consiglio quindi è chiaro: vi invito a leggere 
"Nessuno può volare" e, a lettura conclusa, vi consiglio la visione dei video che trovate qui e che appartengono ad un vecchio progetto televisivo di Simonetta e George.

E che canzone può accompagnare la lettura? "Il Giorno di dolore che uno ha" di Luciano Ligabue. Godetevela!

giovedì 28 settembre 2017

Recensione - "Cronaca di lei" di Alessandro Mari

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di "Cronaca di lei" di Alessandro Mari, edito Feltrinelli.
Il romanzo mi aveva incuriosita sin dalla sua uscita, a fine agosto, perché avevo seguito la diretta facebook dell'incontro con l'autore nella pagina della casa editrice (se siete curiosi la trovate qui) ed ero rimasta particolarmente colpita da come era stato presentato il libro.


"Perché dopotutto stare insieme è anche questo volere per l’altro, no?"


Trama.

Lei, la ragazza, è un'aspirante modella che si guadagna da vivere come può. Lui, Milo One Way Montero, è un pugile che conosce una sola direzione, andare avanti, e che andando avanti ha conquistato il titolo di campione del mondo. I due si incontrano, si annusano, si perdono. Quando si ritrovano, lui porta sulle spalle il peso di una bruciante sconfitta e di un'operazione all'occhio che lo ha reso più fragile; lei sembra pronta a farsi custode di quest'inedita fragilità. Parlano la stessa lingua, una lingua fatta di corpi che si intrecciano, di frasi scarne, ma soprattutto di gesti: lei copre con la mano l'occhio di lui, lui fa altrettanto con quello di lei. «Mi vedi?» si chiedono. E finché continuano a vedersi - malgrado le paure di lui, malgrado l'inafferrabilità di lei - il resto è solo rumore di fondo. Ma quel rumore c'è, e interferisce. C'è la provincia post-industriale italiana che Milo si è lasciato alle spalle. C'è il grande ritorno sul ring da preparare con il sostegno di un intero clan. E c'è Irene, la sorella di Milo, che gestisce l'impero economico nato attorno al brand One Way, ed è pronta ad andare contro chiunque minacci di ostacolarla o anche soltanto di intromettersi. A osservare il clan Montero, Leo Ruffo, giovane scrittore ingaggiato da Irene per raccontare la vita del campione. E il biografo allora diventa confidente, testimone di quanto accade dentro e fuori dal ring. Ma da che parte stare? Da quella di Irene, disposta a tutto pur di tenersi stretti la ricchezza e i privilegi faticosamente conquistati? O da quella della ragazza, che adesso cerca redenzione e giustizia attraverso la vendetta?

Perché leggerlo?

Alessandro Mari bazzica nel mondo dell'editoria da tempo e nell'ultimo romanzo il suo background è palese. Sa scrivere e sa raccontare, e lo fa con un linguaggio chiaro e uno stile pulito.
La storia ruota attorno a quattro figure principali che si rivelano essere complesse e particolari. Da Milo, pugile alla vigilia di una sfida importante, ci si aspetta la durezza tipica dei lottatori, ma in realtà si rivelerà a tratti ingenuo e fragile. Irene invece è una persona meschina, che non esiterebbe a stringere un patto col diavolo pur di mantenere il suo stile di vita da ricca viziata.
Poi c'è Lei, la donna misteriosa di cui non ci verranno mai forniti dettagli precisi, ma che è la chiave dell'intero romanzo e, a mio parere, il personaggio più intrigante del libro data la sua personalità contorta e contraddittoria. E infine, c'è Leo Ruffo, chiamato a narrare le gesta del grande campione, ma che grazie alla sua notevole sensibilità finirà per svolgere un ruolo ben più importante.
Pagina dopo pagina vediamo come i quattro interagiscono, si raccontano, si tradiscono e mentono.
Un romanzo crudo, sensuale e misterioso. "Cronaca di lei" dimostra che il ring non è altro che la metafora della vita e porta il lettore a riflettere: abbiamo tutti un avversario contro il quale combattere. 
E come Milo abbiamo legami che a volte ci impediscono di vedere le cose in modo chiaro e sentiamo il bisogno di affidare le nostre confidenze a qualcuno che ci aiuti a valutare le situazioni con lucidità.

Lettura intensa da affrontare con la bella "Diventi Inventi" di Niccolò Fabi nelle orecchie.


"[...] la ricerca più ostinata 
di quel bene esistenziale 
che è cercare di piacersi 
e di riuscire a fare in tempo. 
Io ci sono stato attento, 
Ho provato a starci attento. 
Fare assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. "




lunedì 3 aprile 2017

"Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici - Intervista all'autrice

Buongiorno lettori, 
dopo qualche giorno di assenza per un viaggio a Barcellona, ritorno attiva sul blog con tanti bei contenuti! 
Oggi vi propongo un'intervista all'autrice di "Nessuno può fermarmi" (trovate qui la recensione), Caterina Soffici. È stato un piacere poterle porre delle domande, e leggendo le risposte vi accorgerete di quanto la scrittrice sia instancabile e piena di passioni.



“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla” 
Questa frase di George Santayana, filosofo spagnolo, è impressa nella mia mente da tempo, e da quando ho letto il tuo libro è tornata a fare capolino tra i miei pensieri. La tragedia che hai raccontato è in parte colpa della “paura dello straniero”, un problema che oggi più che mai tiene sotto scacco la nostra società. Qual è il messaggio che volevi trasmettere ai tuoi lettori?

“Infatti, io racconto come si costruisce la figura del nemico, dello straniero. Diamo sempre per scontato che viviamo in un tempo di pace e di amicizia tra i popoli, ma in verità le cose possono cambiare molto velocemente, come è capitato in passato e come racconto nel mio libro. Bisogna stare attenti a maneggiare certi spauracchi, perché come cito anche nel libro, siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Quella volta gli stranieri eravamo noi, e potremmo tornare ad esserlo!". 

Nella vicenda del naufragio dell’Arandora Star ti sei imbattuta per pura casualità, ma cosa ti ha spinto a studiarne i dettagli per poi parlarne in un romanzo?

“Questo romanzo è venuto a cercarmi, come i suoi personaggi. Ho visto una targa che commemorava le vittime della tragedia nella chiesa di St Peter a Londra e ho subito capito che quella storia andava scritta come un romanzo. Perché volevo ridare vita a quella vicenda e a quelle persone. E non c’è modo migliore di un romanzo per suscitare emozioni, creare compassione, dare uno spessore a una vicenda che ha molti aspetti e sfaccettature. 
Si indaga sull’amicizia, sull’amore, sul senso di colpa, sull’identità, sulla memoria". 

I protagonisti e la loro caratterizzazione sono uno dei punti di forza del tuo romanzo. 
Flo e Bartolomeo sono i miei preferiti perché li ho trovati perfetti nonostante le loro profonde debolezze. Come si sono fatti strada nella tua immaginazione?

“Come dicevo prima, sono venuti loro da me. Credo che succeda a molti scrittori. Non sei tu a scegliere i personaggi, ma loro a scegliere te. Flo mi è venuta a cercare dopo il mio primo incontro con una signora oggi 92enne, figlia di una delle vittime. Ho visto lei e ho visto Flo. Il ragazzo non ha una genesi così netta, ma una mattina, quando ho aperto il computer per mettermi a scrivere, l’ho trovato lì, che mi aspettava". 

Dal 2010 abiti a Londra. Negli ultimi tempi hai avvertito dei cambiamenti nel comportamento nei confronti degli immigrati?

“Il voto su Brexit non ha ancora cambiato niente formalmente, ma è successo qualcosa che sarà difficilmente sanabile. Niente sarà più come prima, mi aveva detto Hanif Kureishi, che abita vicino a me e ci incontriamo spesso al supermercato a fare la spesa. Ricordo che mi disse questa frase il giorno prima del referendum. E aveva ragione. Si è creato un sentimento che a Londra era sconosciuto: il noi e il voi. Noi inglesi, voi stranieri. Sono stati sdoganati atteggiamenti e comportamenti che solo un anno fa sarebbero stati inconcepibili. Tipo, in metropolitana sentire qualcuno che sbotta: questi polacchi, non stanno in coda. Forse lo pensavano anche prima, ma non l’avrebbero mai detto e soprattutto non l’avrebbero mai riferito a una nazionalità in particolare. Polacchi, italiani o turchi, fa lo stesso”. 

Credi che le parole abbiano il potere di cambiare la vita delle persone e per questo collabori con la fondazione Ministry of Stories che ha l’obiettivo di insegnare a bambini e ragazzi l’importanza del racconto. Questa esperienza ha in qualche modo influenzato la tua scrittura?

“L’unico modo per sconfiggere l’ignoranza, da cui nascono i pregiudizi, il razzismo, la paura del diverso è avvicinare i giovani ai libri, alle parole. La creatività è uno strumento potentissimo in questo senso. Può essere una vera medicina per curare i mali sociali di cui parliamo. Mali sociali e anche disagi personali, che spesso poi le due cose vanno a braccetto. E vedo che i risultati ci sono”. 

Alla lettura io associo sempre la musica. C’è qualche brano che ti ha tenuto compagnia durante la stesura di “Nessuno può fermarmi”? Se la risposta è no, che metodi hai usato per concentrarti o ritrovare l’ispirazione nei momenti di blocco creativo?

“In genere ascolto musica a caso, metto le cuffiette e una playlist, ma senza farci troppo caso. Lo faccio per isolarmi dal contorno, perché con la vita che faccio mi capita di scrivere in vari luoghi, anche molto rumorosi. Con questo libro invece è stato diverso: mi sono fissata con La Traviata, che faccio cantare a Margherita quando cucina. E’ diventata un mantra, quando iniziavo a scrivere avevo bisogno di sentire la voce della Callas. 
L’altra cosa per me è il nuoto. Cerco di andare in piscina appena posso. A Londra ho trovato una piscina riscaldata all’esterno, dove nuoto anche d’inverno. La prima volta che ho visto gli inglesi nuotare a dieci gradi ho pensato che fossero mezzi matti. Adesso sono mezza matta anche io, perché lo trovo normalissimo. Anzi, necessario. Flo e Bart hanno nuotato insieme a me e chissà quanti chilometri si sono fatti. Il nuoto per me è una forma di meditazione, ti libera dai pensieri, schiarisce la mente e quando mi incastravo su qualche passaggio o non avevo le idee chiare, immergermi nell’acqua e procedere senza rumori intorno ma solo seguendo il rumore del mio respiro mi è stato indispensabile”. 

Avete visto? Abbiamo davvero parlato di tutto: storia, società, scrittura e musica...e ora vi lascio con un'aria de La Traviata, "Amami Alfredo", cantata dalla divina Maria Callas.



"Sarò là, tra quei fior, presso a te sempre.
Sempre, sempre presso a te!
Amami, Alfredo,
Quant'io t'amo!"


venerdì 24 marzo 2017

"Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un romanzo particolare, che racconta una storia sconosciuta ai più: è "Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici, giornalista e scrittrice che vive a Londra. 


"I silenzi sono il peggior nemico delle relazioni umane, adesso lo so ."


Trama.

Bartolomeo, stralunato e gentile studente di filosofia, trova sul fondo di un cassetto una lettera indirizzata a sua nonna Lina: poche righe "Disperso, presunto annegato" che smentiscono la storia famigliare di nonno Bart morto al fronte. Nessuno è in grado di dirgli di più, su quel nonno del quale porta il nome ma che non ha mai conosciuto. Non la nonna, che si è spenta da poco; non suo padre, che nulla sa né sembra interessato a sapere. Le tracce che affiorano lo guidano a casa di Florence, una magnifica vecchia signora inglese che frequentava i suoi nonni a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani di Londra. Lei sembra sapere molte cose, anche se per qualche motivo non vuole parlare. Mentre Bartolomeo inizia la sua ricerca della verità, Florence riprende per lui i fili del passato. Riaffiorano l'amore per Michele e l'amicizia con Lina e Bart, e la vita di Clerkenwell, l'allegria operosa dei caffè, i canti e la musica, la folla della processione della Madonna del Carmelo, le serate danzanti. Finché Bartolomeo e Florence partono per un viaggio che li condurrà a illuminare un episodio caduto nell'oblio: il naufragio dell'Arandora Star, carica di internati italiani e silurata dai tedeschi. Nella tragedia del 2 luglio 1940 annegano in 446, civili deportati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all'Inghilterra, vittime innocenti del sospetto e della xenofobia. Bartolomeo e Florence sottraggono al silenzio le storie di quelle vite spezzate, e avanzano stretti l'uno all'altra, un ragazzo che si fa uomo e una vecchia che ritrova la tenacia della giovinezza, verso l'ultima incredibile rivelazione.

Perché leggerlo?

Durante gli anni di università i libri di storia mi hanno fatto compagnia innumerevoli volte, tra gli esami di contemporanea e quelli di relazioni internazionali. Ma in nessuno avevo mai letto del naufragio dell'Arandora Star, tragedia avvenuta durante la Seconda guerra mondiale che ha avuto come protagonisti i membri della comunità di emigrati italiani in Gran Bretagna. 
A Caterina Soffici va quindi riconosciuto il merito di aver scritto una storia che punta i riflettori su un episodio poco noto, ma che vale la pena approfondire, soprattutto in questo periodo in cui il termine "immigrato" sembra fare un po' paura a noi italiani.
La forza di questo racconto sta proprio nel fatto che l'autrice abbia romanzato la vicenda, abbellendola con la creazione di personaggi dolci e fragili. È un libro che definirei "poetico" perché racconta di sentimenti forti e ha il pregio di non appesantire il cuore di chi lo legge, ma al contrario, lo arricchisce e intenerisce.
Il dramma dell'Arandora Star viene descritto in modo approfondito, così come viene rappresentato dettagliatamente il clima che si era creato in seguito alla dichiarazione di guerra. Un momento prima gli italiani erano l'allegra comunità che popolava Little Italy, un attimo dopo si erano trasformati in nemici, sospettati di essere fascisti e spie.
A questa brutta vicenda viene però affiancata la bellezza della nascita di un legame, quello tra Florence e Bartolomeo. L'amabile vecchietta inglese troverà nell'aiutare Bartolomeo un modo per guardare al futuro, una ragione per non attendere svogliatamente la fine dei suoi giorni. Bartolomeo invece grazie a lei scoprirà cosa significa avere accanto a sé una persona che si preoccupa per lui, che in fondo è solo un ragazzo sensibile schiacciato dalla forte personalità del padre.
Vi consiglio la lettura di "Nessuno può fermarmi" perché a fatti realmente accaduti e scomode verità mischia storie di amicizia, amore e speranza. Ma soprattutto perché fa riflettere sulla paura dell'altro, sulla percezione dello straniero...cosa c'è di più attuale?



"Nessuno può fermarmi quando mi accendo
Nessuno può capire quello che ho dentro
perché i consigli lo sai, non si ascoltano mai
e puoi seguire solo il tuo Istinto..."


giovedì 29 settembre 2016

"L' amore non è un gioco per ragazze perbene" di Talulah Riley

Buongiorno lettori,
dopo qualche giorno di pausa, complici un trasferimento e l'influenza, ecco che torno a parlarvi delle mie letture.

Oggi è il turno di un libro che è arrivato sul mio ereader in modo abbastanza insolito. Ero alla fine di una giornata tremenda e mentre, per rilassarmi, facevo qualche ricerca sul web, ho sentito che in sottofondo era partito l'audio di un video. Incuriosita, ho aperto la pagina e ho scoperto "L' amore non è un gioco per ragazze perbene". Mi ha colpito subito e così ho iniziato la lettura all'istante.






Trama.

Si dice che le brave ragazze vadano in paradiso, mentre le altre vanno dappertutto. Ne è convinta Bernadette St. John, giornalista di successo che ha costruito la sua notorietà grazie a una serie di spietate interviste a uomini famosi, messi implacabilmente a nudo dopo essere stati persuasi a confidarle le proprie debolezze. Tutti sanno chi è "la donna che sussurra agli uomini" (questo il suo marchio di fabbrica, l'appellativo con cui firma le interviste): gli uomini ne sono irrimediabilmente attratti, le donne vorrebbero imparare a essere come lei. Ma ben pochi conoscono la vera Bernadette. Solo Tim Bazier, il suo agente, sa cosa si nasconde dietro alla maschera di donna inscalfibile dal look sempre impeccabile e alla moda. Quando Tim annuncia il suo fidanzamento con Elizabeth, Bernadette è sconvolta: come può relegarla in secondo piano? Come può preferire una donna così insipida senza accorgersi che insieme potrebbero essere la coppia perfetta, nel lavoro e nella vita? Durante la festa di fidanzamento, Bernadette conosce Radley Blake, amico di Elizabeth e noto imprenditore nel campo delle biotecnologie. Decisa a far saltare il matrimonio, cerca di avvicinarsi a lui e di manipolarlo per i propri scopi, ma ben presto si renderà conto che il buon esito del piano non è così scontato...

Perché leggerlo?

Io sono una divoratrice di commedie romantiche, ma stavolta ho voluto gustarmi la storia e ho protratto la lettura per qualche giorno. I protagonisti mi hanno davvero colpito e non volevo lasciarli andare!
La particolarità di questo racconto è che noi lettori, fin da subito, conosciamo i veri Bernadette e Radley, non i personaggi da copertina descritti dalla stampa. 
Lei, detta l'Incantauomini, non è assolutamente come la dipingono. La durezza e il distacco con i quali parla degli uomini che intervista in realtà nascondono delle mancanze affettive. Pagina dopo pagina, capiamo perché si comporta così e conosciamo le sue debolezze e le sue passioni.


"Bernadette si era immersa nelle storie d'amore e viveva felice, circondata dagli amici e dagli eroi che trovava tra le pagine dei libri. [...]
Il suo ideale romantico di uomo derivava dai personaggi dei libri che, il più delle volte, erano inventati da altre donne, creando così in lei aspettative poco verosimili sull'amore"

Sembra una donna senza scrupoli, pronta a tutto pur di farsi amare da Tim, il suo agente, ma per fortuna, nella sua vita entra Radley Blake a portare scompiglio.
Radley è proprio il classico personaggio che noi lettrici vorremmo come fidanzato. Si innamora a prima vista di Bernadette e nonostante lei non faccia altro che rifiutarlo e allontanarlo, lui, ostinato, non rinuncia a lei. Bello, intelligente, simpatico e ironico, dovrà farsi strada nel cuore della protagonista fra mille litigi, scene divertenti e momenti romantici. Con pazienza (ma proprio tanta!) cercherà di far capire a Bernadette che merita un amore splendido e che gli uomini non sono tutti uguali.
Vi consiglio questo libro perché vi regalerà tante risate e perché strizza l'occhio alle commedie romantiche come "Due settimane per innamorarsi" o "Il matrimonio del mio migliore amico".
È una di quelle letture da fare quando vogliamo staccare la spina e sognare
 un amore da favola! 



"We've had our share of mistakes 
But all your flaws and scars are mine"

venerdì 16 settembre 2016

"La natura esposta" di Erri De Luca

Buongiorno cari lettori!
Per la mia collaborazione con Thriller Nord, ho deciso di cimentarmi nella lettura dell'ultimo libro di Erri De Luca e vi confesso che non mi aspettavo di rimanerne estasiata, come invece è successo.





“Esistono libri che fanno provare un amore più intenso di quello conosciuto, un coraggio più scatenato di quello sperimentato. Dev’essere l’effetto che fa l’arte: supera l’esperienza personale, fa raggiungere al corpo, ai nervi, al sangue, traguardi sconosciuti.”

Trama.

Un uomo di molti mestieri è incaricato di un delicato restauro. La statua del crocifisso contiene segreti che si rivelano solo al tatto. Bisogna risalire a diverse nudità per eseguire. C'entra una città di mare e un villaggio di confine, un amore d'azzardo e una volontà di imitazione.

Perché leggerlo?

A lettura conclusa, penso che sia impossibile dar voce ai pensieri che suscita il libro di Erri De Luca.
La natura esposta” non è la semplice narrazione del restauro di una statua, è piuttosto il racconto del percorso spirituale compiuto dal protagonista. Attraverso la sua storia, le ricerche che conduce per poter riparare l’opera nel pieno rispetto dell’originale e i rapporti personali che stringe,  vengono affrontati temi molto delicati e attuali.
All’inizio del libro il protagonista senza nome è impegnato nell’accompagnare dei migranti oltre il confine, ma poi, per varie vicissitudini si troverà costretto a smettere. Nonostante ciò, rimarrà particolarmente sensibile al tema delle migrazioni e lo dimostrerà in altri passi (“Dusseldorf” da banale nome di città diventerà per il lui e il lettore un ricordo particolare).
È però la religione l’argomento principale: cristianesimo, Islam ed ebraismo sono trattati con pari dignità. Chi legge sarà portato a riflettere dalle parole del parroco sudamericano che assegna l’incarico del restauro al protagonista, oppure da quelle di un operaio algerino, saggio, moderato e fedele al Corano,  o, infine,  dai discorsi di un rabbino che aiuterà lo scultore a trovare risposte ad alcuni misteri legati alla statua. In questo libro è forte l’evidenza che queste tre religioni sono sorelle. È chiaro che siano profondamente diverse, ma che, allo stesso tempo, hanno dei punti in comune.
De Luca affronta poi anche il tema dell’amore e delle sue infinite declinazioni. Il protagonista sembra non aver mai provato quello che unisce indissolubilmente una coppia, ma con il restauro, si riscopre capace di provare nel profondo sentimenti come passione e compassione. Ne rimane meravigliato, ma non si oppone al cambiamento, anzi, lo abbraccia.

“La natura esposta” è un piccolo libro da leggere e rileggere, che lascia il lettore pensieroso, ma che allo stesso tempo è un balsamo per gli animi irrequieti. Assolutamente consigliato!


L'autore si sofferma spesso sulle sensazioni che il protagonista prova quando è immerso nella natura, e da "donna di mare" mi ha colpito molto la descrizione del momento in cui lui immerge per la prima volta i piedi nella "distesa senza fondo", è un momento davvero toccante.
Ed ecco spiegata la mia scelta musicale.





martedì 14 giugno 2016

"Non è la fine del mondo" di Alessia Gazzola

Buongiorno lettori, 
scrivo questa recensione mentre guardo uno dei miei film preferiti, tratto da un libro che amo e grazie al quale è nata la mia passione per i romanzi d'amore, ossia "Orgoglio e pregiudizio". 
La coincidenza vuole che nel libro "Non è la fine del mondo" di Alessia Gazzola, la mia cara Jane Austen venga spesso chiamata in causa (la protagonista si chiama Emma) e addirittura ringraziata nel finale.
Date queste premesse, come potevo non apprezzare le pagine scritte da Alessia? 


"Sa cucire?" "No"
"Sa vendere? "Non lo so. Non ho mai provato" 
"Ha bisogno di un lavoro?" " Ho bisogno di bellezza"

Trama

Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento - ma solo per il momento - insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell'odierna zitella, solo l'allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov'è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell'affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?

Perché leggerlo?

Durante la lettura del libro mi è venuta in mente la canzone "Giorno per Giorno" di Ligabue, che è un po' la mia filosofia di vita e che penso si adatti perfettamente al tono della storia raccontata da Emma. 

 "Non prendere mai questa vita
né poco né troppo sul serio"

La protagonista è tenace ed è conscia del suo valore. Accetta le battute di arresto alle quali la vita a volte ci obbliga, ed non esita a reinventarsi. Ha la capacità di costruire legami profondi con le persone, come succede con lo scrittore Tameyoshi Tessai, al quale è legato un mistero che rende la lettura ancora più intrigante e scorrevole.
Ho apprezzato l'ironia di Emma (non perdetevi le descrizioni dell'attoruncolo che crede di essere un grande conquistatore!) e il suo vivere alla costante ricerca della bellezza. Non si rende conto, ma dona positività a tutti quelli che lei ama.
Poi c'è il Produttore, uomo affascinante perché molto enigmatico. Ho faticato a capire il suo comportamento sempre troppo contenuto. Ma del resto Emma ama i personaggi ingessati, come quelli dei romanzi regency, e lui è perfetto per il ruolo. Mi ha particolarmente impressionata una sua frase, che non vi voglio svelare (ditemela voi!), ma che ho trovato di una tenerezza e una bellezza disarmante.
Il libro di Alessia Gazzola però non è solo la storia della tenace stagista, ma è anche un racconto corale, nel quale si intrecciano le storie di tante persone che sono perfette nella loro imperfezione. La madre di Emma che nasconde un segreto, la sorella in crisi esistenziale, la romantica mamma del Produttore, lo scrittore restio a concedere i diritti del proprio libro e infine il Produttore, scorbutico quanto Fitzwilliam Darcy all'inizio di Orgoglio e Pregiudizio.
Leggete "Non è la fine del mondo" perché è un'interessante chiave di lettura della vita. Vi regalerà una ventata di ottimismo e vi ricorderà che il cambiamento non è per forza qualcosa di negativo e, a volte, può rendere migliore la nostra vita!


Vi lascio con i brani presenti nel libro e un pezzo che mi mette allegria sin dalla prima nota! 





I coulda gave up then but
Then again I couldn’t have ‘cause
I’ve traveled all this way for something

[...]

And I know it’s hard when you’re falling down
And it’s a long way up when you hit the ground
Get up now, get up, get up now.


martedì 16 febbraio 2016

"Adesso" di Chiara Gamberale

Buongiorno amanti dei libri!
Giovedì scorso, giorno dell'uscita di "Adesso" di Chiara Gamberale, sono corsa a comprare il libro, sia perché la trama mi aveva subito colpito, sia perché sapevo che avrei avuto l'opportunità di assistere alla presentazione alla Feltrinelli di Piazza Duomo, a Milano, e volevo arrivare preparata all'incontro. Su questo evento scriverei pagine e pagine, dato che ho potuto ascoltare una bellissima conversazione fra l'autrice e Massimo Gramellini, giornalista e scrittore che io adoro. Sono tornata a casa con la stessa sensazione che ho provato quando ho terminato la lettura del libro, cioè quella di aver sentito e letto parole e pensieri miei.


"E cosa succede, se cadi?  Succede che magari cambio"



Trama

Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso... E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo "amoreterno", a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare? 

La mia opinione

Lidia e Pietro siamo noi, un nostro ex, il nostro attuale compagno. Questo è quello che il lettore si ritrova a pensare dopo aver chiuso questo libro.
Chiara Gamberale non racconta sola una storia d'amore, ma anche la miriade di emozioni, di cambiamenti, di sfide personali che comporta l'innamorarsi di qualcuno. La paura, l'indecisione, la volontà di rischiare e mettersi in gioco per vivere un momento che vorremmo diventasse un periodo, l'ADESSO. 

Io? 
Tu. 
Non sono pronto. Nessuno lo è. In verità? 
In verità ho paura. 
Tanto ormai è successo. 
E quando? 
Adesso.

Lidia è una donna che per non farsi travolgere completamente dalle emozioni, ha la tendenza a scappare. Non vuole crescere, è spaventata dal cambiamento ed è per questo che si accontenta del rapporto che la lega a Lorenzo, il suo ex marito. Ma quando incontra Pietro, capisce che la sua vita è ad una svolta e che ha due possibilità: rimanere nel limbo nel quale si trova da sempre, oppure rischiare e magari raggiungere così la felicità. 
Pietro è quella che io chiamo "cassaforte emotiva", cioè una persona che è capace di provare dei forti sentimenti, ma che non è abituato ad esprimerli, nè sa come farlo. L'impatto che Lidia avrà sulla sua vita apparentemente tranquilla, sarà enorme, ma lo aiuterà a fare i conti con un passato ingombrante e a capire come vivere il futuro.
La Gamberale oltre alla storia dei protagonisti, narra anche quella di personaggi secondari, che conducono delle vite veramente strampalate.

Consiglio questo libro a tutti, perché prima o poi ognuno di noi si trova ad un bivio e deve decidere cosa fare della sua vita, se vale la pena buttarsi e provare ad essere felici e a dare retta alla "pallina che si muove all'altezza della pancia".
Dunque preparatevi a immergervi nella lettura perché la storia di Lidia e Pietro sarà anche la vostra storia.



Il booktrailer




P.s. Come sempre, ecco la colonna sonora!
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