Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

giovedì 27 aprile 2017

{ BlogTour} "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano - Intervista e playlist

Buongiorno cari lettori,
oggi ospito la seconda tappa del blogtour dedicato ad un libro che mi ha colpita per la delicatezza della storia di cui parla e per il modo chiaro e diretto in cui è stato scritto. Si tratta di "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano, professore che sa come arrivare al cuore dei suoi alunni, e, ora, anche a quello dei suoi lettori!

Intervista all'autore



Sei stato nominato tra i migliori cento professori d’Italia e in “Eppure cadiamo felici” hai creato un personaggio, il professor Bove, che è l’insegnante che tutti vorremmo incontrare durante il nostro percorso scolastico. Secondo te quali sono gli elementi necessari far breccia nel cuore degli studenti?  
Non lo so se ci riesco proprio sempre, anche perché il cuore degli adolescenti è una selva oscura molto più oscura di quella di Dante. Posso solo dire che la cosa fondamentale, quella che viene prima di tutte le altre, è ascoltarli. E per ascoltarli intendo proprio mettersi lì e ascoltare quel che hanno da dire. Senza quello puoi pure scordarti di riuscire ad arrivare da qualche parte nel loro cuore.

La storia di Gioia e Lo è dolce, ma dolorosa e triste allo stesso tempo. Come ti è balenata in testa l’idea di raccontare le loro vicende?
Più che altro sono due personaggi che sono nati dentro di me, non lo so come e non lo so perché. Se devo essere sincero, per me non sono neanche due personaggi inventati ma due persone vere. Io ogni tanto con Gioia ci parlo, per dire. In ogni caso, tutto è nato quando una sera in macchina con una mia amica mi è apparsa Gioia, insieme a una domanda: come sarebbe raccontare una storia in cui uno dei due sembra quasi un fantasma che appare e scompare e non si sa bene chi è? Il mattino dopo mi sono messo al computer e ho iniziato a scrivere scrivere scrivere, i primi sette otto capitoli sono nati così, di getto, e sono anche quelli che nel corso del tempo ho cambiato meno, quelli che sono rimasti più invariati. E’ sempre un gran bel segno quando una storia parte così bene, vuol dire che è quella giusta!

Mi ha molto colpito la passione della protagonista per le parole intraducibili. Da cosa è derivata questa scelta? Quali sono le tue preferite?
Gioia odia una cosa, dei rapporti umani: che sia quasi sempre necessario “tradursi” agli altri per farsi capire. A lei piacciono quei rapporti in cui uno può essere sé stesso, dire le parole che ha in testa così come sono, senza bisogno di traduzione. E così ha questa passione per le parole intraducibili da tutte le lingue del mondo: parole che sono bellissime così, nel loro significato misterioso che racchiude a volte pagine intere di spiegazione. Le mie preferite sono “komorebi”, in giapponese la luce che filtra attraverso le foglie degli alberi e “neach-gaoil”, una parola del gaelico gallese che significa… beh, non posso dirti cosa significa perché sarebbe un piccolo spoiler. Alla fine del libro comunque trovi tutte queste parole raccolte in una sorta di estemporaneo dizionario della parole intraducibili di Gioia Spada.

La musica e la fotografia sono presenze fondamentali della mia vita, per questo mi sono ritrovata molto nel personaggio di Gioia. A tuo parere, cosa le rende così importanti?
La musica è un po’ come la scrittura, le storie: un qualcosa che trasforma in tempo perfetto, melodico, ciò che nella vita è imperfezione, tempi morti, finali scontati. Abbiamo bisogno della musica perché fondamentalmente dentro di noi vive un’anima che ha bisogno di questo tempo “diverso”, che scandisca gli attimi della nostra vita con un ritmo che dia ad essi un senso, un significato. La fotografia, invece, è magia pura, e anche qui si parla di attimi, ma di attimi che si scolpiscono su uno schermo o su una pellicola e diventano eterni: è il nostro modo di sottrarre la vita al suo fluire inesorabile. Gioia poi adora fare le foto alle persone prendendole di spalle per cogliere, di loro, l’intima essenza, la loro verità, ciò che non si può contraffare. Proprio perché lei non odia le persone come apparentemente può sembrare: odia solo le bugie.

Il tuo romanzo arriva dritto al cuore dei lettori e infonde speranza. Era questo il tuo obiettivo? Vorresti comunicare qualcosa a chi si appresta a leggerlo?

Sinceramente non avevo obiettivi, se non raccontare una storia che viveva dentro di me e dare voce alle vocine che sentivo dentro la mia testa (un po’ come i matti, suppongo). Quanto al voler comunicare qualcosa, beh, sì: volevo dare la mia personale risposta a una domanda che sono secoli che ritorna dentro libri, romanzi e saggi filosofici, e cioè l’amore è follia?”. Ecco, questo libro è una risposta di 372 pagine alla domanda “l’amore è follia?”.

Nei ringraziamenti tu stesso dici che il tuo lavoro ti da spunti per scrivere tantissime storie. Cosa ti piacerebbe raccontare prossimamente?

Ora in cantiere ho una storia che parla di tre ragazzi in fuga, è una specie di road movie di carta. C’è molta più azione rispetto a Eppure cadiamo felici, ma al tempo stesso c’è ancora il mio affetto per i ragazzi un po’ “fuori”, quelli considerati universalmente un po’ sfigati, gli outsider. Per ora mi piace raccontare loro, anche per dar loro una voce che spesso nel mondo reale forse non riescono ad avere.


Playlist


Firework -  Katy Perry

 

The Great Gig in The Sky - Pink Floyd 



Another Brick In The Wall - Pink Floyd 



Mother - Pink Floyd 



Nessun Dorma (Turandot) -  José Carreras, Placido Domingo & Luciano Pavarotti



Fix You - Coldplay



Hoppípolla - Sigur Rós



1979 - The Smashing Pumpkins 



Pigs on the Wing - Pink Floyd



 Born to Run - Bruce Springsteen



 Comfortably Numb - Pink Floyd


Wish You Were Here - Pink Floyd

****

E ora che avete conosciuto l'autore, e potete affrontare la lettura con la musica nelle orecchie, non vi resta che continuare a seguirci in questo bellissimo blogtuour! Guardate il calendario! 


lunedì 3 aprile 2017

"Nessuno può fermarmi" di Caterina Soffici - Intervista all'autrice

Buongiorno lettori, 
dopo qualche giorno di assenza per un viaggio a Barcellona, ritorno attiva sul blog con tanti bei contenuti! 
Oggi vi propongo un'intervista all'autrice di "Nessuno può fermarmi" (trovate qui la recensione), Caterina Soffici. È stato un piacere poterle porre delle domande, e leggendo le risposte vi accorgerete di quanto la scrittrice sia instancabile e piena di passioni.



“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla” 
Questa frase di George Santayana, filosofo spagnolo, è impressa nella mia mente da tempo, e da quando ho letto il tuo libro è tornata a fare capolino tra i miei pensieri. La tragedia che hai raccontato è in parte colpa della “paura dello straniero”, un problema che oggi più che mai tiene sotto scacco la nostra società. Qual è il messaggio che volevi trasmettere ai tuoi lettori?

“Infatti, io racconto come si costruisce la figura del nemico, dello straniero. Diamo sempre per scontato che viviamo in un tempo di pace e di amicizia tra i popoli, ma in verità le cose possono cambiare molto velocemente, come è capitato in passato e come racconto nel mio libro. Bisogna stare attenti a maneggiare certi spauracchi, perché come cito anche nel libro, siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Quella volta gli stranieri eravamo noi, e potremmo tornare ad esserlo!". 

Nella vicenda del naufragio dell’Arandora Star ti sei imbattuta per pura casualità, ma cosa ti ha spinto a studiarne i dettagli per poi parlarne in un romanzo?

“Questo romanzo è venuto a cercarmi, come i suoi personaggi. Ho visto una targa che commemorava le vittime della tragedia nella chiesa di St Peter a Londra e ho subito capito che quella storia andava scritta come un romanzo. Perché volevo ridare vita a quella vicenda e a quelle persone. E non c’è modo migliore di un romanzo per suscitare emozioni, creare compassione, dare uno spessore a una vicenda che ha molti aspetti e sfaccettature. 
Si indaga sull’amicizia, sull’amore, sul senso di colpa, sull’identità, sulla memoria". 

I protagonisti e la loro caratterizzazione sono uno dei punti di forza del tuo romanzo. 
Flo e Bartolomeo sono i miei preferiti perché li ho trovati perfetti nonostante le loro profonde debolezze. Come si sono fatti strada nella tua immaginazione?

“Come dicevo prima, sono venuti loro da me. Credo che succeda a molti scrittori. Non sei tu a scegliere i personaggi, ma loro a scegliere te. Flo mi è venuta a cercare dopo il mio primo incontro con una signora oggi 92enne, figlia di una delle vittime. Ho visto lei e ho visto Flo. Il ragazzo non ha una genesi così netta, ma una mattina, quando ho aperto il computer per mettermi a scrivere, l’ho trovato lì, che mi aspettava". 

Dal 2010 abiti a Londra. Negli ultimi tempi hai avvertito dei cambiamenti nel comportamento nei confronti degli immigrati?

“Il voto su Brexit non ha ancora cambiato niente formalmente, ma è successo qualcosa che sarà difficilmente sanabile. Niente sarà più come prima, mi aveva detto Hanif Kureishi, che abita vicino a me e ci incontriamo spesso al supermercato a fare la spesa. Ricordo che mi disse questa frase il giorno prima del referendum. E aveva ragione. Si è creato un sentimento che a Londra era sconosciuto: il noi e il voi. Noi inglesi, voi stranieri. Sono stati sdoganati atteggiamenti e comportamenti che solo un anno fa sarebbero stati inconcepibili. Tipo, in metropolitana sentire qualcuno che sbotta: questi polacchi, non stanno in coda. Forse lo pensavano anche prima, ma non l’avrebbero mai detto e soprattutto non l’avrebbero mai riferito a una nazionalità in particolare. Polacchi, italiani o turchi, fa lo stesso”. 

Credi che le parole abbiano il potere di cambiare la vita delle persone e per questo collabori con la fondazione Ministry of Stories che ha l’obiettivo di insegnare a bambini e ragazzi l’importanza del racconto. Questa esperienza ha in qualche modo influenzato la tua scrittura?

“L’unico modo per sconfiggere l’ignoranza, da cui nascono i pregiudizi, il razzismo, la paura del diverso è avvicinare i giovani ai libri, alle parole. La creatività è uno strumento potentissimo in questo senso. Può essere una vera medicina per curare i mali sociali di cui parliamo. Mali sociali e anche disagi personali, che spesso poi le due cose vanno a braccetto. E vedo che i risultati ci sono”. 

Alla lettura io associo sempre la musica. C’è qualche brano che ti ha tenuto compagnia durante la stesura di “Nessuno può fermarmi”? Se la risposta è no, che metodi hai usato per concentrarti o ritrovare l’ispirazione nei momenti di blocco creativo?

“In genere ascolto musica a caso, metto le cuffiette e una playlist, ma senza farci troppo caso. Lo faccio per isolarmi dal contorno, perché con la vita che faccio mi capita di scrivere in vari luoghi, anche molto rumorosi. Con questo libro invece è stato diverso: mi sono fissata con La Traviata, che faccio cantare a Margherita quando cucina. E’ diventata un mantra, quando iniziavo a scrivere avevo bisogno di sentire la voce della Callas. 
L’altra cosa per me è il nuoto. Cerco di andare in piscina appena posso. A Londra ho trovato una piscina riscaldata all’esterno, dove nuoto anche d’inverno. La prima volta che ho visto gli inglesi nuotare a dieci gradi ho pensato che fossero mezzi matti. Adesso sono mezza matta anche io, perché lo trovo normalissimo. Anzi, necessario. Flo e Bart hanno nuotato insieme a me e chissà quanti chilometri si sono fatti. Il nuoto per me è una forma di meditazione, ti libera dai pensieri, schiarisce la mente e quando mi incastravo su qualche passaggio o non avevo le idee chiare, immergermi nell’acqua e procedere senza rumori intorno ma solo seguendo il rumore del mio respiro mi è stato indispensabile”. 

Avete visto? Abbiamo davvero parlato di tutto: storia, società, scrittura e musica...e ora vi lascio con un'aria de La Traviata, "Amami Alfredo", cantata dalla divina Maria Callas.



"Sarò là, tra quei fior, presso a te sempre.
Sempre, sempre presso a te!
Amami, Alfredo,
Quant'io t'amo!"


mercoledì 11 gennaio 2017

"Sex or Love" di Flavia Cocchi - Intervista all'autrice

Buon mercoledì lettori,
venerdì vi ho parlato in maniera entusiasta del libro di Flavia Cocchi, "Sex or Love" (trovate qui la recensione).




Oggi invece leggerete l'intervista alla scrittrice...sarà molto "musicale", tenetevi forte! 




Flavia Cocchi ha sedici anni, vive in un piccolo paese in provincia di Bologna, frequenta il liceo delle scienze umane e ama impegnarsi nel sociale. 


Ti ricordi l’esatto momento in cui hai deciso di iniziare a scrivere? 

Ho iniziato all'età di 11 anni con un diario in cui scrivevo di un ragazzo che mi piaceva. Se andassi a rileggerlo ora sarebbe terribile, ma quello è stato l’inizio di tutto: da lì ho deciso di buttare giù i miei pensieri per la prima volta. Prima di Sex or Love? Ho scritto altre cinque storie, delle quali solo una è stata completata.

Come è nata l’idea della storia di Luca e Bea?

I personaggi di Luca e Bea sono nati nella mia mente durante passeggiate e viaggi. Osservavo ragazzi innamorati tenersi per mano, baciarsi e scambiarsi sguardi. Da quelle osservazioni ho iniziato a crearne di mie ed è nato, inaspettatamente, un libro.

Quanto c’è di te nei personaggi che hai creato?

Ho cercato di tenere il più possibile fuori dalla storia la mia vita personale, ma come spesso accade, i personaggi hanno inevitabilmente ereditato qualche cosa di me. Beatrice ha preso la sua passione per il tè ad ogni ora e un po’ della sua insicurezza; Luca invece è disordinato, ha una memoria visiva immediata nello studio e tenta di dire le cose giuste al momento giusto proprio come me – anche se non sempre ci riusciamo.

Ami scrivere, ma sei anche una lettrice accanita? Se si, hai un libro o un genere preferito?

Mia madre mi dice sempre che dovrei passare ad una lettura un po’ più... impegnata. Per ora leggo quasi solo romanzi d’amore e mi va bene così: alcuni mi insegnano cose nuove, mi fanno riflettere ed emozionare, a tal punto che se qualche libro non è stato tradotto in italiano, lo leggo in inglese! Libro preferito in assoluto Uno splendido disastro di Jamie Mcguire, ma anche Mai per amore (e sequels) di Penelope Douglas mi ha fatto provare meravigliose emozioni.

Nel mio blog, ai libri abbino sempre una canzone e nel caso di “Sex or Love” ho scelto la canzone “Thinking out loud” di Ed Sheeran (adoro il pezzo e lui, ottima scelta!) perché è nella playlist di Bea. Se dovessi scegliere altre due canzoni, una per Bea e una per Luca, quali sarebbero? E quale sarebbe la colonna sonora della loro storia?

Anche io adoro Ed Sheeran e in particolare quella canzone! Per Bea ci sarebbe un’altra canzone che riassume molto il suo modo di pensare: I think I’m in love di Kat Dahlia. A Luca invece affiderei You & I (Nobody in the World) di John Legend, perché penso sia molto azzeccata. Per la colonna sonora della loro storia Perfect Two di Auburn sarebbe, a mio parere, perfetta!


****

Non conoscevo le canzoni citate da Flavia e se anche voi, come me, siete curiosi di scoprirle, le trovate raccolte qui!


venerdì 23 dicembre 2016

{ BlogTour } “Ti Amo Per Caso” di Brittainy C. Cherry - Intervista ai personaggi





Cari lettori,
è con piacere che partecipo al blogtour di “Ti Amo Per Caso” di Brittainy C. Cherry con un'ultima tappa dedicata all'intervista ai personaggi che avete già avuto modo di conoscere grazie al blog Tutta colpa dei libri.
Ovviamente ho già letto il romanzo e dato che mi ha toccato il cuore, vi anticipo che ve ne parlerò anche nel 2017, quando finalmente uscirà cartaceo! 





Trama.

Hai presente quello spazio che c’è tra un incubo e un bellissimo sogno? Quando il domani non arriva mai e il passato non fa più male? Sì, proprio dove il mio cuore batte allo stesso identico ritmo del tuo, il tempo non esiste ed è facile respirare? È lì che voglio vivere con te».
Mi avevano messa in guardia su Tristan Cole.
«Stai lontana da lui», mi diceva la gente. «È crudele». «È freddo».
È semplice giudicare un uomo dal suo passato. Troppo facile guardare Tristan e vedere un mostro. Ma io non potevo farlo. Ho riconosciuto il male che si portava dentro, perché era simile a quello che viveva in me. Eravamo due persone svuotate. Entrambi alla ricerca di qualcosa di diverso. E insieme abbiamo deciso di provare a riunire i frammenti del nostro passato. Poi, forse, avremmo potuto finalmente ricordarci di respirare…


Parliamo con i protagonisti....

Premetto che le domande a cui risponderanno i personaggi del libro, non contengono spoiler che potrebbero impedirvi di apprezzare la storia. Il mio intento è quello di farvi entrare nella testa di Tristan e di Elizabeth, e di farvi commuovere per la tenerezza della piccola Emma!


Ciao Tristan, so che per te è molto difficile lasciarti andare, e parlare con le persone, ma vuoi dirci cosa provi? Sai, confidarsi fa stare meglio e condividere il proprio dolore con gli altri, lo rende più sopportabile.

Non voglio la tua compassione e non merito amici. Vuoi davvero saper come mi sento? Sono devastato dal dolore; mi sento in colpa per quello che è successo a mia moglie Jamie e al mio amato Charlie. Ho perso tutto quello a cui tenevo, non ho ragioni per andare avanti e non voglio che nessuno mi si avvicini perché sono sicuro che gli farei del male. Sono morto dentro e non so come riprendermi.

Ma adesso Liz è entrata prepotentemente nella tua vita....

Io sono un mostro, dovrebbe starmi lontana! Insieme cerchiamo di tenere stretto il ricordo dei nostri cari che non ci sono più, di alleggerire il nostro dolore.
Ho "paura" di lei, perché mi fa sentire vivo e l'ultima cosa che voglio è incasinarle la vita. Lei merita di essere felice insieme alla dolcissima Emma.


****

Cara Liz, per me sei una ragazza fortissima, non hai ceduto al dolore per la perdita di Steven e hai come unico obiettivo quello rendere felice tua figlia. Ma ti sei fermata per un minuto a riflettere su te stessa? Cosa senti?

Sono profondamente ferita, ma credo ancora nelle cose belle della vita. Nascondo la mia fragilità per il bene di mia figlia, anche se la morte di mio marito mi ha lacerato l'anima. Sai cosa mi permette di andare avanti? Pensare che l'amore è più forte del dolore, che in futuro tutto si sistemerà, come succede nei romance che mi piacciono tanto.

E di Tristan che mi dici? Sembra il classico bello e dannato...

Sembra uno stronzo, ma credo di riuscire a "leggere" la sua anima. Non è cattivo, è solo un uomo rotto e chi meglio di me può capirlo?! Non vuole essere avvicinato da nessuno, ma io mica mi faccio spaventare da un omone burbero e scorbutico. E poi con me ed Emma è diverso, ci fa stare bene. Me ne frego di ciò che pensa di lui la gente, e seguo il mio istinto. So che insieme possiamo rinascere.

****

Emma, tesoro, ti manca tanto il tuo papà? 

Si, ma lui mi sta sempre accanto, lo so. Mi lascia una piuma ovunque io vada e io capisco che mi guarda da lassù.

Ti piace Tristan?

Tristan chi? Per me si chiama Bonzo, e gli voglio tanto bene perché mi legge le storie come fa la mamma, anche se non è bravo come lei. E poi porta sempre a casa nostra il suo cane Zeus e a me lui piace tanto.

****

Spero che queste poche battute vi abbiano fatto capire che “Ti Amo Per Caso” è un libro imperdibile ed emozionante, e dovete assolutamente leggerlo!

Il blogtour si conclude qui, ma se vi siete persi le altre tappe, eccole...





venerdì 22 luglio 2016

"Un disastro chiamato amore" - Intervista a Chiara Giacobelli

Buongiorno lettori,
una settimana fa vi ho parlato di "Un disastro chiamato amore" in una appassionata recensione, oggi invece vi faccio conoscere l'autrice del libro,  la simpatica Chiara Giacobelli.Ho avuto il piacere di chiacchierare con lei, farle qualche domanda e coinvolgerla nella mia ossessione per il binomio libri & musica.


Chiara Giacobelli è giornalista e scrittrice. Classe 1983, tiene una rubrica culturale sull’Huffington Post e collabora con varie testate, tra cui il gruppo Qn-La Nazione-Il Giorno-Il Resto del Carlino, Affari Italiani, Bell’Italia, In Viaggio. Ha già al suo attivo nove libri pubblicati, compreso il saggio biografico Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo che si è aggiudicato numerosi premi e il recente Forse non tutti sanno che nelle Marche....
Un disastro chiamato amore è il suo romanzo d’esordio. Grazie al suo lavoro, Chiara ha avuto la fortuna di conoscere personalmente i personaggi a cui questo romanzo si ispira, con particolare riferimento al figlio di Audrey Hepburn, Sean Ferrer.


Conosciamoci un po'...come è nata la tua passione per la scrittura? Ci sono dei libri che ti hanno particolarmente ispirata?

La mia passione per la scrittura è nata insieme a me, nel senso che c'è sempre stata: non tanto come una vera e propria passione, ma come una necessità. Io credo che scrittori si nasca, non si diventi: si affina la tecnica e ci vogliono tanti anni di esperienza per migliorare, ma la spinta e il talento solitamente sono innati. 

Mi chiedi di libri, allora ti sintetizzo quanto ho appena detto con una frase: "Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch'io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere". 
Cime Tempestose, Emily Bronte

Io amo i classici, tutti quanti, e li ritengo la base per ogni persona che lavori con la cultura o con l'arte. Non si può scrivere, né leggere, senza prima essere passati da Dickens, Flaubert, Hemingway, il romanticismo inglese e tedesco, i russi. Per quanto mi riguarda sono rimasta ferma all'Ottocento, nelle lande e nella brughiera. Adoro quel perido storico (soprattutto i vestiti), nonostante sia perfettamente consapevole che con la mia salute cagionevole sarei morta al primo acquazzone primaverile.


Nei ringraziamenti parli delle circostanze in cui hai scritto "Un disastro chiamato amore". Come si è fatta strada nei tuoi pensieri questa storia?

Perché quando si è un disastro si finisce per combinare tante di quelle figuracce che sembra davvero un peccato non raccontarle in un libro. E a dire il vero ne ho dovute lasciare fuori tante, a sufficienza per un seguito, anche perché continuo a farne di tutti i tipi. Questa commedia mi è stata chiesta e richiesta da fidanzati e amici per tanto tempo, così ho colto l'occasione di una malattia per mettermi finalmente a scrivere il libro. Ovviamente le gaffe da sole non bastavano, perciò insieme alla mia agenzia e alla casa editrice piano piano abbiamo fatto nascere una storia più complessa, di cui sono contenta. Il resto lo ha fatto l'incantevole scenario del Golfo dei Poeti. 


Vivienne è buffa, goffa e veramente comica. Quanto c'è di te nel suo personaggio?

Tutto. Vivienne è il mio alter ego letterario, e se quando l'ho raccontata mi sono ispirata a me, adesso nei momenti più disparati mi succede di pensare: "Caspita, sono proprio lei!". Agiamo e pensiamo allo stesso modo, soprattutto per quanto riguarda la visione catastrofica della vita. Sai com'è... sempre essere preparati al peggio! :)


Alex, il protagonista maschile, nonché new entry tra i miei fidanzati di carta, è bello, dolce e tenero. Nella sua caratterizzazione ti sei ispirata a qualcuno?

Caratterialmente ho preso spunto dal figlio di Audrey Hepburn, Sean Ferrer, che ho avuto il privilegio di conoscere qualche tempo fa. Anche lui, come Alex, ha deciso di vivere in Italia, in Toscana per la precisione, terra che a me sembrava troppo inflazionata per raccontarla in un altro romanzo. Sempre come Alex è stato presidente di una fondazione umanitaria - l'Audrey Hepburn Children's Fund - che ha come scopo quello di fare beneficenza a favore dei bambini nei Paesi poveri, tenendo in vita il ricordo della madre. Di lui mi hanno colpito la solidarietà, l'animo generoso, il volersi mettere in discussione nonostante le origini da cui proviene. 
Se invece parliamo da un punto di vista prettamente fisico, il mio modello è Henry Cavill, l'attore che interpreta Superman, nonché mio futuro marito, nonostante lui non sia ancora al corrente di questo dettaglio.

(NB: Qualcuno traduca questa intervista in inglese e gliela faccia pervenire, per favore. Visto mai... Rossana Podestà in questo modo conobbe il suo grande amore Walter Bonatti, come racconto anche nel libro relativamente al primo incontro tra Elisabetta Grimaldi e George Lennyster). 


È impossibile non innamorarsi della cornice in cui hai ambientato il libro. Parigi è molto bella, ma il Golfo dei Poeti sembra davvero un luogo speciale. Perché hai scelto questo scenario?

Perché è effettivamente magico. Basta visitarlo una volta, meglio se in primavera o in autunno, e se ne resta incantati. Pochi sanno che Porto Venere è Patrimonio Unesco insieme al Parco delle Cinque Terre, a un tiro di schioppo da Firenze e dalla Toscana. Inoltre ogni angolo qui è imbevuto di storia, cultura e letteratura: non per niente fu la terra degli Shelley e di molti altri intellettuali, ma questo lo potrete scoprire direttamente dalle parole di Alex.




Hai scritto altri libri, ma questo è il tuo primo romanzo, il tuo debutto nella narrativa. Cosa provi? Quali sono le tue aspettative e le tue paure? Cosa vorresti trasmettere ai lettori?

Nonostante sia il mio decimo libro, è tutto molto nuovo per me e incredibile. Non è come scrivere di varia. Il libro è uscito solo da qualche giorno, deve ancora raggiungere qualche libreria, ho fatto appena un'intervista e una presentazione, ma già le blogger si sono scatenate, mi arrivano tantissime foto e commenti deliziosi da parte di ragazze che mi contattano da tutta Italia perché stanno leggendo il mio libro e se ne sono innamorate. E' una sensazione bellissima! 
Mia madre mi ha fatto vedere che su Instagram (notare il fatto che mia mamma sia più tecnologica di me) è attivo un Giveaway - gioco di cui io ignoravo completamente l'esistenza - con un centinaio di persone che stanno partecipando per vincere una copia del mio romanzo in palio. Per ora è tutto fantastico, ma ho messo in conto che arriveranno inevitabilmente anche le recensioni "feroci", come direbbe Vivienne.

Nel mio blog non manca mai la musica, ogni libro è accompagnato da una colonna sonora. Scegli tre canzoni per la tua storia e, se vuoi, motiva la tua scelta.

"Myracle of love" degli Eurythmics perché è la canzone che accompagna uno dei momenti più emozionanti e romantici del libro, cioè quando finalmente - dopo mille peripezie - Alex e Vivienne riescono a fare l'amore.




 
"Summer of '69" di Bryan Adams perché è la canzone sulle cui note Vivienne si lascia andare per la prima volta ad Alex, durante un concerto a Genova, nonché colonna sonora della mia adolescenza.



"Every breath you take" di Sting e i Police perché ha un significato speciale per me e perché mi è stata dedicata dai miei amici musicisti durante la prima presentazione ufficiale del libro a Firenze.



Ringraziando Chiara per la sua disponibilità e la spontaneità con la quale ha risposto alle domande, vi ricordo che potete seguirla sul suo sito www.chiaragiacobelli.com oppure su Fb o mettendo Mi Piace alla pagina del libro, Twitter e LinkedIn.

Ora non vi resta che correre in libreria e acquistare "
Un disastro chiamato amore" perché, fidatevi, ne vale davvero la pena!



Copyright © Dietro ai libri. All Rights Reserved.
Blogger Template by The October Studio