La bellezza della scrittura: "La sinistra e altre parole strane" di Michele Serra

Buongiorno cari lettori!
Il mio post di oggi, più che una recensione, vuole essere una semplice (personale) riflessione sulle poche ma intense pagine di "La sinistra e altre parole strane" di Michele Serra, edito Feltrinelli.



"Contrariamente ai diffusi (sempre più diffusi) pregiudizi sul lavoro intellettuale, scrivere è faticoso, e molto artificiale – nel senso che non una sola parola è “naturale”, e tutte sono il frutto di una scelta. La presenza del lettore e del suo imminente vaglio è costante. Ci si sente osservati."

Descrizione.

Per venticinque anni, tutti i santi giorni, Michele Serra ha scritto i suoi brevi pezzi acuti, nel tentativo di capire la realtà e le sue – spesso assurde – manifestazioni quotidiane, dando loro forma e ordine. Sono ottomila corsivi, un numero che a proporselo dall’inizio sarebbe sembrato folle, irraggiungibile. A guardarli oggi, invece, uno dietro l’altro, questi brani sintetizzano, con l’efficacia e l’innocenza che solo una macchina del tempo permetterebbe, venticinque anni di storia italiana, con le sue contraddizioni e le sue costanti, i suoi protagonisti, ma anche i figuranti, le seconde, le terze, le trentesime file – un esercito di terracotta che stordisce. Nel ripercorrere questo immenso esercito, Serra ricostruisce, prima con apprensione poi via via prendendoci gusto, una sorta di "esegesi" dei suoi corsivi, rintracciando a volte pensieri ricorrenti, provando altre volte sollievo nel riconoscersi o un comico straniamento nel non ricordare, riflettendo infine sulle parole in assoluto più frequenti ("politica" e "sinistra"), sui protagonisti della politica così come sui nomi oggi dimenticati. È un’indagine che meglio di un lungo saggio ci consegna non solo una mappa di un quarto di secolo della nostra storia, ma soprattutto una chiave per interpretarla: "Mi direte che non è una trattazione molto articolata. Lo so. Sono i vantaggi di essere un corsivista".

Perché leggerlo?

Premetto che da anni ormai, le rare volte che sfoglio un giornale cartaceo (ahimè), la lettura de "L'amaca" è sacrosanta. E dove non arriva il cartaceo, ci pensa il web, per cui in un modo o nell'altro ciò che scrive Michele Serra io lo leggo sempre.
Mi piace per tanti motivi: per il suo stile conciso, per le sue idee (anche quando insensate come dice lui in questa postilla), per il suo modo di comunicare. Dico con estrema sincerità che mi piacerebbe avere anche solo un decimo del suo talento. Forse così, sul blog come nel lavoro, non avrei l'ansia costante di scrivere qualcosa che i lettori potrebbero trovare "sbagliato". 
Da ex studentessa di scienze politiche (come sia giunta ad occuparmi di web marketing è difficile da comprendere, lo so!) ho poi sempre avuto un debole per la politica, anche se ora, complice la mancanza di una vera ideologia in cui riconoscermi, il mio interesse è scemato e sconfina nell'amarezza.
Le amache di Serra però ai miei occhi non perdono mai fascino e, considerando il fatto che ne custodisco gelosamente alcune, rigorosamente ritagliate da mia madre, ancora più appassionata di politica di me, leggere "La sinistra e altre parole strane" era per me una sorta di dovere morale.
Cosa dire a proposito? Ovviamente sono 90 pagine sfruttate a meraviglia! Una raccolta di battute (intese come click sui tasti del pc) che oltre a parlare del text mining delle amache di tutti questi anni, raccontano anche tanto di Serra scrittore.
Noi lettori in questo modo scopriamo i retroscena riguardanti i corsivi che ci fanno compagnia da così tanto tempo, i personaggi a cui l'autore si ispira e, infine, riusciamo a capire cosa significhi per lui scrivere.

No che non è scontato, riconoscersi, perché il tempo ci cambia, la vita ci cambia, e le nostre parole, di conseguenza, cambiano insieme a noi. Ma evidentemente, nella baraonda di persone, di avvenimenti, di polemiche, di sentimenti in mezzo ai quali ho vissuto senza darmi il tempo di respirare, sono riuscito ad aggrapparmi a una manciata di pensieri, neppure di idee, di pensieri, che mi hanno impedito di perdermi del tutto. Una specie di corrimano che mi ha aiutato a non cadere per le scale anche quando le sirene antincendio urlavano, e tutto intorno era fumo e urla.

E anche in queste pagine ritroviamo l'ironia che contraddistingue Michele Serra, ma avvertiamo anche le emozioni che lo guidano nella scrittura. Parla di avvenimenti politici del passato, di attualità, di mucche...ed è sempre un piacere leggerlo, riga dopo riga.

Quindi avrete capito cosa mi regalerò per Natale, no? "Il grande libro delle Amache", con le sue bellissime 820 pagine, sarà mio!

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